Non facciamo di tutta l’erba un fascio! (2/2)

Cannabis terapeutica: problematiche e prospettive

Dopo aver parlato del background culturale, dei benefici e delle modalità di utilizzo della cannabis medica, riprendiamo il discorso della scorsa settimana analizzando le principali criticità del sistema italiano nella gestione della questione, nonché le prospettive future per questa pianta dalle potenzialità ancora in parte da scoprire…

Normativa e principali problematiche

Anche se non mancano riscontri in ambito medico, la tematica della cannabis terapeutica risente ancora dello scetticismo dovuto ai pregiudizi storico-culturali ed è un campo che necessita di ulteriore accreditamento scientifico e molta ricerca. Questi fattori si riflettono anche sulle scelte legislative degli Stati che oscillano fra un approccio del tutto proibitivo e quello maggiormente permissivo. Ma dove si posiziona l’Italia? Nonostante una prima scelta proibizionista, il legislatore italiano ha infine adottato una linea moderata: in accordo con quanto espresso dal Testo Unico in materia (T.U. n. 309/90) e i successivi decreti di modifica, è legale l’utilizzo a fini farmacologici e previa prescrizione medica della cannabis – sia sotto forma di preparazione galenica che farmaco sintetico (Epidiolex e Sativex) – ma permane il generale divieto di coltivazione della pianta. Quest’ultima deve essere reperita all’estero o prodotta esclusivamente nei luoghi appositamente individuati e autorizzati dal Ministero della salute, primo fra tutti lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze (SCFM), attivo dal 2016.  Il legislatore si occupa inoltre di individuare in maniera tassativa i casi in cui il paziente può ricorrere alla terapia tramite cannabis, attivabile esclusivamente qualora i trattamenti standard non abbiano prodotto effetti o questi ultimi siano intollerabili. Nei casi elencati la terapia risulta a carico del Sistema Sanitario Nazionale, nei casi non contemplati invece il medico potrà comunque prescrivere preparazioni magistrali ma queste saranno a carico del paziente. È infine prescritto il regolare aggiornamento del personale medico e socio-sanitario circa le potenzialità terapeutiche della cannabis.

Come descritta, la disciplina nazionale sembra adottare una linea sufficientemente attenta e sensibile al problema, tuttavia, nella prassi, non mancano le criticità. I pazienti molto spesso incontrano serie difficoltà nell’ottenere il farmaco richiesto e sono costretti a ricorrere all’auto-coltivazione che, sebbene tollerata dalle recenti pronunce giurisprudenziali in materia, può rivelarsi molto rischiosa dato che la somministrazione della cannabis a fini terapeutici necessita di determinate garanzie di qualità e purezza, e non può essere coltivata senza le debite precauzioni. I fattori che incidono negativamente sono diversi: in primo luogo, sebbene esista una normativa nazionale, a livello regionale tali disposizioni non sono ancora state recepite in maniera omogenea, creando disparità di trattamento fra i cittadini i quali possono accedere più facilmente e gratuitamente a tali terapie se residenti in una regione piuttosto che in un’altra. In secondo luogo, il problema è aggravato da una stringente e pesante burocrazia e dalla irregolare diffusione delle farmacie galeniche sul territorio, nonché dalla scarsità di farmacisti in possesso delle necessarie competenze per la realizzazione dei preparati. Si aggiunge all’elenco dei fattori ostativi l’insufficienza della produzione italiana di cannabis da parte dello SCFM, attualmente unico produttore nazionale: sebbene la capacità produttiva sia stata innalzata a 500kg annui per il 2021 (rispetto al 2016, ove il tetto massimo prodotto era di 100-150 kg all’anno), il fabbisogno dei pazienti non viene soddisfatto, dovendo ricorrere – quando possibile – all’importazione con un conseguente aumento dei costi totali per l’acquisto finale del farmaco. Da ultimo, un ruolo importante gioca la comprensibile ritrosia della classe medica alla prescrizione della cannabis, in quanto la determinazione del dosaggio e delle modalità di assunzione viene lasciata alla completa discrezionalità dello specialista che, tra le altre cose, non sempre può fare affidamento su studi specifici in materia e deve spesso le sue conoscenze tecniche ad un approfondimento personale, anche frutto della disponibilità del paziente a sottoporsi al trattamento in questione. 

Prospettive future 

Quanto appena detto si riferisce alla specificità dell’esperienza giuridica italiana, ma le difficoltà incontrate possono ben applicarsi a diversi altri Stati, dal momento che la produzione di cannabis non è ancora appannaggio di tutte le nazioni. Sebbene nella prassi la strada da percorrere per rispondere alle esigenze dei pazienti sia ancora molta, recentemente sono stati compiuti alcuni passi importanti nel percorso verso una migliore garanzia dell’accesso alle cure.  Il 2020 è stato un anno molto positivo sotto questo aspetto: dopo ben 50 anni (dal 1961), l’ONU ha finalmente riconosciuto le proprietà terapeutiche della cannabis, togliendola dall’elenco delle sostanze ritenute più pericolose e, sempre nel 2020, è stato registrato un incremento degli studi scientifici in materia nonché un aumento nel numero di pazienti che per la prima volta, in Europa, hanno avuto accesso alla cannabis terapeutica legale (ben 60.000 in più, arrivando ad un totale di circa 185.000 fruitori totali). Si nota una maggiore attenzione al problema a livello mondiale e, secondo quanto previsto dallo European Cannabis Report – indagine svolta da Prohibition Partners, organizzazione del settore globale della cannabis –, il mercato europeo della pianta toccherà i 403.4 milioni a fine 2021, fino a raggiungere un giro d’affari di 3.2 miliardi entro il 2025. Nel complesso, questi dati fanno ben sperare: i pregiudizi sembrano lasciare lentamente il posto alla scienza che, con le sue rassicurazioni, sembra dirci insistentemente…di non far di tutta l’erba un fascio!

FONTI:

Bortolin, F. (2019). Cannabis ad uso terapeutico: considerazioni sull’accessibilità alle cure nell’esperienza giuridica italiana. Student papers n.20 – Modulo Jean Monnet Biotell. Retrieved July 5, 2021, from https://www.biodiritto.org/Pubblicazioni/Student-Papers/Student-papers-Modulo-Jean-Monnet-Biotell/(offset)/20 

Mastrodonato, L. (2016). Fumo negli occhi. Considerazioni sull’impatto socio-economico della legalizzazione della cannabis in Italia. Milano: Baldini&Castoldi s.r.l.

National Academies of Sciences, Engineering and Medicine (2017). The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids: The Current State of Evidence and Recommendations for Research, Washington DC: National Academies Press (US).

Prohibition Partners (2021). The European Cannabis Report (6th edition). London. Retrieved July 5, 2021, from: https://prohibitionpartners.com/reports/the-european-cannabis-report-6th-edition/

Credits: photo by cristalweed cannabis on Unsplash

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Rispondi