Vaccino: cos’è e come funziona

Il corpo umano è una macchina, se non perfetta, quantomeno affascinante. Al suo interno avvengono ogni secondo milioni e milioni di reazioni e trasformazioni, che ci consentono semplicemente… di vivere. In questo articolo partiamo da molto lontano, dalla nostra struttura ossea, per arrivare a capire come reagiamo di fronte all’aggressione di agenti patogeni, vale a dire agenti infettivi esterni (funghi, batteri, virus, …) che hanno la capacità di penetrare e diffondersi all’interno dell’organismo a nostre spese, causando malattie. 

Le nostre ossa, soprattutto quelle lunghe e piatte, contengono al loro interno il midollo osseo, un tessuto spugnoso e ricco di nutrienti all’interno del quale vengono prodotte una gran quantità di cellule (prevalentemente nel midollo osseo rosso, piuttosto che in quello giallo). A partire dalle cellule staminali, che sono cellule specializzate nel riparare e dare vita ad altre cellule, ha luogo l’emopoiesi, cioè il processo di sviluppo di differenti cellule del sangue in risposta a fattori tissutali e ormonali. Le cellule che escono dalla “fabbrica” del midollo osseo si identificano in due principali categorie, ben conosciute ai più: i globuli rossi (GR), responsabili principalmente del trasporto dell’ossigeno all’interno del nostro corpo, e i globuli bianchi (GB), generalmente coinvolti nella lotta alle infezioni e nei processi immunitari. Fra questi ultimi, sono di particolare importanza per il nostro discorso i linfociti, responsabili della produzione di anticorpi per combattere infezioni causate dai virus: riescono infatti a riconoscere le sostanze estranee che entrano nell’organismo, moltiplicandosi in risposta alle infezioni e attivando altre cellule deputate all’attacco di quelle sostanze. In particolare, i linfociti B hanno la capacità di produrre determinate proteine, dette anticorpi, in grado di legarsi a qualsiasi sostanza riconoscibile dal sistema immunitario – gli antigeni – e neutralizzarla. 

Quando siamo ammalati, il nostro organismo si trova in uno stato di alterazione funzionale e la malattia, soprattutto se intesa anche come il malessere tangibile che proviamo, altro non è che il risultato dell’interazione fra l’organismo estraneo con cui siamo entrati in contatto e il nostro sistema immunitario che lavora per ripristinare l’ordine delle cose. Tra l’altro, il germe ha un rapporto di tipo parassitario con l’ospite, nel senso che per la propria sopravvivenza e moltiplicazione utilizzerà risorse proprie dell’ospite stesso, mentre l’organismo metterà in atto una risposta adeguata allo scopo di mantenere invariato il suo equilibrio interno. Va ricordato che, se durante il periodo di permanenza dell’agente patogeno all’interno del nostro organismo non si sviluppano sintomi, allora si tratta di un’infezione asintomatica, mentre nel caso contrario si parla propriamente di malattia. La capacità, innata o acquisita, dell’organismo di formare anticorpi dotati di una specifica reattività contro gli antigeni che sono già stati presenti al suo interno nel caso di un nuovo contatto viene detta immunità. In altre parole, l’immunità consiste in una sorta di memoria del nostro sistema immunitario nei confronti di determinati elementi estranei e dannosi, e nella capacità di produrre una risposta adeguata al ripresentarsi del problema, così come accade, in scala maggiore e più facilmente riconoscibile, in tutti i processi di autoapprendimento della vita quotidiana, in cui una situazione nuova ci mette nella condizione di dover imparare come gestirla per le occasioni future. 

Il vaccino va a sfruttare proprio questa memoria del nostro sistema immunitario, propriamente detta memoria immunologica, soprattutto nel caso dei vaccini preventivi (o profilattici) che mirano, appunto, a prevenire le malattie infettive e parassitarie. Qualsiasi sia il contenuto del vaccino – microrganismi vivi, microrganismi morti o immunogeni purificati, si tratta pur sempre di virus attenuato – e la modalità di somministrazione (iniezione intramuscolare, iniezione sottocutanea, iniezione intradermica, via orale o nasale) il concetto di funzionamento è sempre lo stesso: si fa venire a contatto artificialmente l’organismo con una piccola quantità di agente patogeno, tanto piccola da non poter causare lo sviluppo di una vera e propria malattia, ma al tempo stesso sufficientemente grande da far attivare la risposta del sistema immunitario. L’organismo ha quindi il tempo di riconoscere l’intruso, produrre anticorpi specifici e maturare una memoria che gli permetterà, in caso di nuovi futuri contatti con l’antigene, di rispondere efficacemente in modo mirato.

FONTI

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