Site icon DeltaScience Tutoring

COP27 – Contesto e aspettative

Dal 6 al 18 novembre si è tenuta in Egitto, a Sharm El-Sheikh, la 27esima Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, nota ai più con il nome di COP27 (dall’inglese Conference Of the Parties). Si tratta di un raduno annuale dei rappresentanti di tutte (o quasi) le nazioni membre dell’ONU, che ha lo scopo di individuare azioni mirate al contenimento del cambiamento climatico, nonché necessità e metodi di adattamento ai mutamenti ormai in atto. 

I grandi assenti

Perché abbiamo scritto “o quasi”? Perché tra gli oltre 100 capi di Stato e di Governo presenti nelle giornate di apertura della Conferenza, non figuravano quelli di due dei paesi più inquinanti del mondo. Stiamo parlando, per la precisione, del primo e il terzo in classifica, rispettivamente Cina e India. Inutile dire che questo possa essere ben di poco aiuto, e che possa inoltre avere un peso notevole sull’efficacia degli accordi presi da tutti gli altri Paesi partecipanti.

La Cina da sola, con il suo miliardo di abitanti, produce circa un terzo delle emissioni globali di gas serra. Quantitativi insostenibili, sebbene questo paese stia mettendo in campo investimenti cospicui a favore dell’energia rinnovabile. Prevede infatti di completare entro l’anno l’installazione di nuovi impianti (fotovoltaico, eolico, ecc.) per la produzione di oltre 100 GW (gigawatt). Per dare un’idea, il fabbisogno medio italiano è di circa 40 GW istantanei. Gli impianti in fase di costruzione nel deserto del Gobi forniranno fino a 450 GW. 

I Contributi Determinanti a livello Nazionale

Al di là delle partecipazioni, cosa è emerso dalla COP27? Siamo in linea con le previsioni per la salvaguardia del nostro pianeta? Quali sono le misure ancora da mettere in atto?

Facciamo prima un po’ di chiarezza sulla terminologia. Si è sentito parlare molto di NDCs: questo acronimo sta per Nationally Determined Contributions, reso in italiano con Contributi Determinati a livello Nazionale. Rappresentano gli sforzi di ciascun paese per ridurre le emissioni nazionali di gas serra e adattarsi agli impatti del cambiamento climatico. Sono al centro dell’accordo di Parigi e del raggiungimento dei suoi obiettivi a lungo termine. Nel documento stesso, si impone a ciascuna parte di preparare, comunicare e mantenere gli NDCs che intende conseguire. Le parti perseguono misure nazionali di mitigazione al fine di conseguire gli obiettivi di tali contributi.

L’Accordo di Parigi

Facciamo un ulteriore passo indietro: cos’è l’accordo di Parigi? Si tratta di un trattato internazionale stipulato nel 2015 dai 196 Stati membri della UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change, in italiano Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico). La sua entrata in vigore, soggetta a ratifica da parte dei 55 Paesi che contribuivano complessivamente alla metà delle emissioni globali di gas serra, è avvenuta il 4 novembre 2016. In questo accordo, i Paesi dell’Unione Europea giocano un ruolo di prim’ordine, puntando insieme a divenire entro il 2050 la prima economia e società a impatto climatico zero

Come si legge sul sito ufficiale del Consiglio dell’Unione Europea, “l’accordo di Parigi presenta un piano d’azione per limitare il riscaldamento globale. I suoi elementi principali sono:

Aspettative su SharM El-Sheikh

Finita questa panoramica su una delle più recenti pietre miliari del percorso di lotta al cambiamento climatico, vediamo ora quali erano gli obiettivi principali individuati dalla Presidenza Egiziana alla vigilia della COP27 di Sharm El-Sheikh:

  1. Mitigazione: aumentare l’ambizione, presentando nuovi NDCs e contenere l’aumento delle temperature entro 1.5° C, implementando quanto deciso alla COP26 con il Glasgow Climate Pact. Rapporti pubblicati recentemente, come l’NDC Synthesis Report, l’Emission Gap Report 2022, lo State of Climate Action 2022, il rapporto WMO, il Word Energy Outlook 2022, ci dicono che quello che stiamo facendo, in termini di riduzioni di emissioni di gas serra, non è sufficiente per contenere l’aumento delle temperature entro 1.5° C;
  2. Adattamento: Gli impatti dei cambiamenti climatici sono sempre più incisivi anche sulla nostra vita quotidiana. La COP27 deve rafforzare l’agenda globale per le azioni di adattamento, partendo dal Global Goal on Adaptation, deciso alla COP26.
  3. Finanza per il clima: mobilitare i finanziamenti per supportare i Paesi vulnerabili, aumentando la trasparenza dei flussi finanziari, con l’obiettivo di 100 miliardi USD annui
  4. Collaborazione: avere una partecipazione inclusiva e attiva.

In aggiunta ai temi descritti prima, importante seguire anche i negoziati su:

FONTI

Le fonti consultate per la stesura di questo articolo verranno riportate in coda alla sua seconda parte.

Credits: Photo by L.W. on Unsplash
“Iceland icebergs in water”


Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale
Exit mobile version