COP27 – Facciamo il punto

Un primo passo decisivo che ha fatto ben sperare per il prosieguo della Conferenza è arrivato già alla terza giornata di dibattiti sul cambiamento climatico. Tutto è partito da una sessione di negoziazione formale su Perdite e Danni (Loss&Damage) dove hanno avuto spazio e voce molti dei paesi più interessati all’istituzione di un fondo di questo genere, tra cui Repubblica Dominicana, Ecuador, Maldive, Antigua e Barbuda, Sud Africa, Messico. I paesi più influenti, tra cui primeggiano come sempre gli Stati Uniti, sono rimasti invece in attesa in coda senza poter intervenire fino alla chiusura della sessione, durata a malapena un’ora. 

Ne è uscita la consapevolezza della necessità di avviare fin da subito l’iter per la costituzione di una commissione che possa occuparsi dei fondi per Perdite e Danni. Questa non va confusa con i finanziamenti a sostegno delle azioni di adattamento. In questo secondo caso, infatti, torna in gioco il concetto di resilienza, e quindi la necessità di adottare misure preventive per il contenimento degli effetti del cambiamento climatico. Il fondo per Perdite e Danni andrebbe invece a coprire casistiche emergenziali successive ad eventi catastrofici – dovuti al cambiamento climatico -, in particolar modo a beneficio dei paesi in via di sviluppo, in un’ottica di cooperazione e sostegno a questi ultimi.

I primi ostacoli al Loss&Damage

Ma la cosa è tutt’altro che di semplice attuazione. Esiste innanzitutto un primo ostacolo che consiste nella necessità di definire in modo chiaro chi, come, e perché debba avere accesso ai fondi per Perdite e Danni. Va stabilito anche in quale misura, sotto quali regimi fiscali e attraverso quali canali possano essere attivati questi finanziamenti. Non va dimenticato, infine, la necessità di un assiduo controllo a posteriori del loro effettivo impiego, onde evitare brutti pasticci – se ne vedono tanti, non serve specificare – e poche azioni concrete, data anche la rapidità in cui queste somme andrebbero mosse, e vista la natura emergenziale del fondo. 

Ma alla fine della fiera, i grandi Paesi che alla prima sessione di negoziazione non avevano potuto esprimersi, fanno comunque sentire la propria voce in merito. Improbabile che il meccanismo di finanziamento Loss&Damage sia introdotto effettivamente prima della COP29. Cioè? Non prima del 2024. 

Nuovi dati sul clima

In quei giorni è anche stato pubblicato il report dell WMO (World Meteorological Organization, in italiano Organizzazione Meteorologica Mondiale), che è piombato come un fulmine a ciel sereno sulla COP egiziana con un tempismo che fa sorridere. Al contrario dei dati che riporta. 

Secondo gli studi, a fronte del limite di contenimento del riscaldamento globale entro i 1.5°C rispetto ai livelli preindustriali (media del periodo 1850-1900), siamo già a +1.15°C, e non è affatto una buona cosa. Si stima che potremmo raggiungere +2.8°C entro la fine del secolo, e questo significherebbe, secondo i modelli:

  • 10 mesi di siccità all’anno;
  • quasi il doppio di superfici distrutte da incendi rispetto ad oggi;
  • crollo drastico della resa agricola ed estinzione delle specie marine locali;
  • scioglimento pressoché totale dei ghiacci della Groenlandia, con un innalzamento del livello del mare fino a 7 metri;
  • concrete possibilità di collasso dell’ecosistema marino, con perdita totale della barriera corallina.

Poco di concreto

E così, mentre la COP si chiude qualche giorno più tardi con una risoluzione che prevede la creazione del fondo Loss&Damage per finanziare i danni climatici subiti dai Paesi “particolarmente vulnerabili”, casca il palco sul versante delle azioni preventive concrete: nessun accenno alla riduzione delle emissioni da parte dell’UE e dell’ONU. Niente sul fronte della decarbonizzazione, o riguardo le misure di adattamento ai cambiamenti climatici.

Nessun segnale rassicurante nemmeno per quanto riguarda la mobilizzazione di denaro per la finanza climatica. Lontani dall’obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno a questo scopo. Lontanissimi dalla necessità – stimata dalla stessa COP – di metterne in circolo 4.000 miliardi all’anno per raggiungere emissioni zero entro il 2050. Qui un report dell’IEA (International Energy Agency) titolata eloquentemente “Emissioni Nette pari a Zero entro il 2050 – Una Tabella di Marcia per il Settore Energetico Globale – Sintesi per i Decisori Politici”. Nelle ultime pagine è presente anche una chiara infografica dei principali passi da compiere verso questo ambizioso – e speriamo anche raggiungibile – obiettivo.

Voci autorevoli

Almeno si può dire che, se durante i giorni della Conferenza era sembrato a un tratto impossibile mantenere l’impegno del limite di +1.5°C – e plausibile un suo ritocco a +2.0°C -, alla fine dei giochi il target è rimasto immutato. Non si sono viste o udite, però, proposte concrete volte a migliorare attivamente la situazione, o meglio rallentare la corsa verso il disastro climatico. “Quello che abbiamo davanti non è abbastanza da costituire un passo in avanti per la popolazione del pianeta. Non porta sufficienti sforzi aggiuntivi da parte degli inquinatori maggiori per un incremento e un’accelerazione delle loro emissioni” ha concluso Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea.

Non vogliamo trarre conclusioni e dare giudizi su ciò che è stato o non è stato fatto in questa COP. Non possiamo nemmeno non notare il clima generale di insofferente delusione che ha seguito la chiusura dell’evento. Queste le parole del segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres: “Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni ora, e questo è un tema che questa COP non ha affrontato. Un fondo per i Loss&Damage è essenziale, ma non è una risposta alla crisi climatica che spazza via una piccola isola dalla mappa, o trasforma un intero paese africano in un deserto. Il mondo ha ancora bisogno di un passo da gigante sull’ambizione climatica. La linea rossa che non dobbiamo superare è la linea che porta il nostro pianeta oltre il limite di 1.5 gradi di temperatura”.

FONTI

Le fonti consultate per la stesura di questo articolo verranno riportate in coda alla sua seconda parte.

Credits: Photo by Peter Burdon on Unsplash
“This photograph was taken in Namibia and features in the video for Child of Lockdown by Blue Bird. It is about the Climate Emergency and features narrative by Sir David Attenborough. Any proceeds will be donated to Cool Earth and Sheldrick Wildlife Trust.”

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