Conservazione e innovazione nel lessico della varietà ladina di Rocca Pietore

Sara Darman

Dottoressa in Lingue e Letterature STraniere (L11)

Laurea conseguita il 6 novembre 2019 presso l’Università degli Studi di Udine,
Dipartimento di Lingue, Comunicazione e Formazione.

ABSTRACT Questa tesi si occupa della conservazione e dell’innovazione nella varietà ladina di Rocca Piétore, un comune nella parte nord-occidentale della provincia di Belluno in Veneto. La sua superficie è di 75 km² e conta circa 1200 abitanti. L’altitudine varia da 840 metri sul livello del mare a 3346 metri sul livello del mare, il punto che rappresenta la cima della Marmolada, la più alta elevazione delle Dolomiti. Dagli anni 60, la zona si è trasformata da un’economia agricola, forestale e di pascolo a un’economia di tipo turistico-alberghiero. Dal 2016 è anche uno dei borghi più belli d’Italia con la frazione di Sottoguda. Le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere su questo argomento sono due: la prima è il mio interesse verso i cambiamenti linguistici, interesse che ho sviluppato durante il mio percorso di studio; la seconda ha un nome specifico: Vaia. Dopo quella notte, ho deciso di voler lasciare qualcosa che ci descrivesse in quel specifico momento e sono riuscita a farlo grazie alla mia relatrice che mi ha proposto questo lavoro. Per scrivere la mia tesi, ho prima letto quella in glottologia della dottoressa Gabriella Gerardis “Il dialetto di Rocca Pietore”. Essendo appassionata del nostro dialetto, Gerardis ha passato una vacanza nel paese di Rocca Piétore nel 1947. Dopo aver trascorso del tempo nella valle e aver ascoltato attentamente, ha trascritto tutti i lemmi e ha anche approfondito la pronuncia del ladino parlato nei villaggi di Rocca Piétore e Laste. In seguito, ho creato una lista dei termini che sembravano più interessanti dal punto di vista del loro significato e li ho trascritti nella grafica attuale per comprenderle meglio secondo i criteri della trascrizione fonetica dello SPELL (Servizio per la pianificazione della lingua ladina). Poi ho controllato se fossero inclusi o meno nel Vocabolario Lingua e Cultura Ladina (Pallabazzer 1989) per garantire la trascrizione grafica. Infine, ho presentato il materiale ad alcuni abitanti attraverso dei sondaggi per verificare quali lemmi sono ancora usati, quali sono stati dimenticati e quali semplicemente non sono più utilizzati a causa del progresso tecnologico. In totale, ho presentato i termini a quattro informatori: D. M. nata nel 1950, ha lavorato come governante ed è ora in pensione; D. I. A. nata nel 1969, lavora presso RTI Italia; D.C.M. nata nel 1971, lavora presso il minimarket “La Botega”; D.G.L. nata nel 1998, studia scienze della formazione primaria presso la Libera Università di Bolzano, Bressanone. I risultati variano fra i diversi informatori, ad esempio D. M. riconosce più termini rispetto agli altri. Questo è dovuto sia all’età sia alla vita diversa vissuta dall’informatrice. Invece, l’informatrice più giovane riconosce meno termini. Infine, fra i partecipanti si notano alcune differenze linguistiche nella pronuncia, in quanto ci sono delle differenze nella parlata stagudera (usata da D. M., D. C. M. E D. I. A.) e quella lastesana (usata di più da D. G. L.).

PAROLE CHIAVE Ladino, Lingua, Conservazione, Innovazione, Rocca Pietore

FONTI CITATE 9

DALL’AUTORE “Ho scelto di studiare Lingue e Letterature Straniere visto la mia passione per le lingue e i cambiamenti linguistici in generale. Proprio per questo motivo ho scelto di concentrarmi sulla varietà del ladino atesino di Rocca Pietore per la mia tesi. Nonostante mi sia impegnata molto, sono consapevole che essa sia migliorabile in quanto ad esempio non è presente ancora una grafia standard per questa varietà. Dunque, vi auguro una buona lettura alla scoperta, o forse riscoperta, di termini che non sentivate da tempo o che forse non conoscete ;)”

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