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La mentalità dell’Alveare. Parodia dell’Italia a 5Stelle

La mentalità dell'Alveare. Una parodia dell'Italia a 5Stelle

Il romanzo di Vincenzo Latronico, La mentalità dell’Alveare, è stato pubblicato a Milano da Bompiani nel 2013. È un romanzo molto divertente perché prova a immaginare (nel 2013!) cosa accadrebbe (ed è poi accaduto nel 2018), se una Rete dei Volonterosi governasse l’Italia.

Inutile dire che la Rete dei Volonterosi è parodia del Movimento5Stelle. L’Alveare che dà il titolo al romanzo, notate l’A maiuscola, è il blog di proprietà di un personaggio televisivo, estromesso dalla tv di stato. Si chiama Pino Calabrò: una parodia del nome di Beppe Grillo. Beppe e Pino sono si soprannomi di chi si chiama Giuseppe, e il calabrone … non è un coleottero come il grillo?

La mentalità dell’Alveare. La vicenda

La storia si svolge a Milano, tra piazzale Segrino,  il quartiere Isola, e palazzo Marino. Piazzale Segrino è il luogo dove i protagonisti, Leonardo e Camilla, comprano l’appartamento che è all’origine di tutti i loro guai; l’Isola è il quartiere, un tempo popolare oggi molto chic, dove si svolge l’attività politica della protagonista. Camilla infatti, grazie al suo impegno sociale, approda al consiglio comunale di Milano, e dunque a palazzo Marino, che è la sede del municipio. Un quarto luogo è un luogo virtuale, l’Alveare, il blog di cui i personaggi di questa storia sono assidui frequentatori. Il fatto che il luogo sia virtuale non significa che sia irreale, come sa bene Leonardo, la cui vita è devastata proprio a causa dell’Alveare.

Protagonisti della storia sono Leonardo e sua moglie Camilla, personaggi importanti due loro e amici, Alice e Filippo. Tutti e quattro sono sostenitori, ed elettori, della Rete dei Volonterosi, giunta al governo nel 2013.

Nei suoi primi atti la RdV promulga una legge che proibisce la pignorabilità della prima casa. Immediata conseguenza: i tassi dei mutui si alzano sensibilmente. Perciò Leonardo e Camilla non possono comprare la casa, che non sarà loro mai pignorata. Ecco perché Leonardo escogita un sistema per poter comprare la prima casa come fosse seconda, che, essendo pignorabile, ammette un mutuo normale. Perciò Leonardo compra da sua madre una parte della loro casa di famiglia, la elegge a propria residenza e prima casa, quindi può comprare l’appartamento a piazzale Segrino come seconda casa. Questa idea sarà la sua rovina sia nella sua vita sociale sia nella sua vita privata.  

Casa 2.0

Leonardo infatti finisce con lo scontrarsi con la Rete dei Volonterosi la cui linea ufficiale è la difesa a oltranza della legge appena promulgata. È vero però che il rifiuto ufficiale della proposta di Leonardo si esprime in termini ambigui. La posizione ufficiale della Rete non condanna l’idea come tale, ne evidenzia piuttosto la debolezza politica.

Leonardo invece – e già qui si nota la sua indipendenza di giudizio – ritiene che la RdV abbia comunque ragioni forti e non debba temere le critiche, in genere poi strumentali. Anche l’ambiguità con la quale la Rete prende le distanze dalla sua idea, è per Leonardo una licenza in qualche modo concessagli. Il suo dissenso, crede, è tollerato, e va avanti nello sviluppo della sua idea. Fonda una onlus “Casa 2.0” che offre consulenza gratuita a chi ha il problema della casa.

Il Guardian

Anzi, iscrive la sua esperienza in una più ampia teoria economica, a cui sta lavorando. Leonardo infatti è ricercatore nel campo degli studi sociali ed economici all’Università di Milano. Proprio perché ricercatore, Leonardo espone la sua teoria economica in un convegno a Oxford, e in quell’occasione è invitato a collaborare con il Guardian, come osservatore delle cose italiane.

Il primo articolo di Leonardo tocca il tema della casa, ed subito è attaccato da un iscritto al blog dell’Alveare. È accusato di non rispettare le decisioni già prese nel blog. La pratica di acquisire la prima casa con le modalità della seconda non è in linea con la politica dei Volonterosi.

Tuttavia la tempesta, possibile, non scoppia. La contestazione in italiano su un giornale inglese, passa pressoché inosservata. Ma non cancellata, non dimenticata. È comunque una bomba non disinnescata e pronta a deflagrare quando si presenterà l’occasione.

I social e l’impossibilità del dialogo

Qualche tempo dopo infatti Leonardo scrive un nuovo commento per il Guardian. L’articolo illustra la nuova legge che la RdV si accinge a presentare per ridurre non solo i compensi dei politici, ma di tutti i funzionari della Pubblica Amministrazione. Il pezzo di Leonardo è a favore della proposta legislativa, anche se non trascura di registrare le ragioni di chi invece è contrario.

La redazione del Guardian poi sceglie proprio l’angolatura delle ragioni contrarie per dare un titolo al pezzo, perché giornalisticamente è più efficace. Ma questo scatena di nuovo contro Leonardo una violenta polemica dei frequentatori dell’Alveare. E riporta in primo piano anche la questione di “Casa2.0”.

Poiché in quei mesi Camilla è entrata in Consiglio Comunale, gli attacchi a Leonardo si configurano presto come attacchi a Camilla per ottenerne le dimissioni. Camilla è subentrata in Consiglio ad un collega, costretto a dimettersi dopo una polemica furiosa, proprio su “Casa 2.0”. La polemica e la successiva votazione sul blog in realtà è stata avviata scientemente da Camilla. L’attacco contro il consigliere comunale, che è un suo vecchio amico, ha lo scopo di difendere Leonardo e soprattutto se stessa, cioè la sua posizione nella Rete.

Nel calore della polemica sempre più incandescente i rapporti personali tra Camilla e Leonardo si guastano irrimediabilmente, fino alla rottura definitiva tra loro.

Questa in sintesi la vicenda, che offre al lettore molti temi e spunti di riflessione. Intanto la pericolosità dei rapporti amorosi che mischiano i sentimenti con le scelte politiche. Poi la confusione delle proposte politiche della RdV. Infine la promessa di una democrazia estesa e partecipativa che si fonda sugli strumenti digitali, ma ignora il profondo dibattito sul concetto stesso di democrazia, e in definitiva mostra una vocazione autoritaria e manipolativa delle coscienze.  

Parodia dell’Italia a 5Stelle

La mentalità dell’Alveare si apre con una prefazione, una sorta di avantesto, che dichiara lo stretto legame tra le elezioni politiche italiane del febbraio 2013 e il racconto che seguirà; «più che un romanzo un pamphlet di intervento politico», enuncia la voce narrante. Dunque, benché un testo letterario sia sempre opera d’immaginazione la cui realtà giace su un piano diverso dal quello delle vicende storiche, non è illegittimo, dato che è il testo stesso ad autorizzarlo,  vedere in filigrana nella Rete dei Volonterosi il Movimento 5Stelle, la forza politica che nel 2013 ebbe un’importante affermazione elettorale, ma non ottenne la guida del paese, a differenza di quanto accade nel romanzo. Questo semmai accadde nel futuro. Un futuro che non coincide con la finzione letteraria. Ecco perché il divertimento del lettore nasce nello scoprire le somiglianze tra RdV e M5S, ma anche le differenze significative, che non la fantasia ma la realtà ha svelato. 

Coincidenze e…

È divertente scoprire nella storia la sovrapposizione tra la finzione della RdV e la realtà storica del M5S. Un paio di esempi. Il primo: identico è il sostegno testardo a provvedimenti squinternati, anche quando si dimostrano inadatti a risolvere, o ad alleggerire almeno, il problema che affrontano; anche quando, a causa loro, il problema  diventa pressoché ingestibile; anche quando il perseverare è distruttivo per la compattezza stessa di chi lo sostiene. Nel racconto è il caso della legge che proibisce il pignoramento della prima casa. Spassose le acrobazie dialogiche dei giovani militanti della RdV, l’arrampicarsi sugli specchi, pur di non ammettere che tutte le loro difficoltà dipendono da una legge sballata. È uno di quei provvedimenti semplici che tali sono, appunto perché non comprendono il contesto nel quale devono inserirsi. 

L’altro esempio di sovrapposizione tra la RdV e il suo doppio reale è la fiducia risposta nella democrazia digitale. L’Alveare è considerato come lo strumento principe di realizzazione di un antichissimo sogno di democrazia diretta. I giovani personaggi del romanzo ignorano completamente il dibattito illustre che accompagna questo tema dall’antichità greca, alla tappa fondamentale del diciottesimo e diciannovesimo secolo, l’età dei diritti e del suffragio universale, ad oggi, ventunesimo secolo, dopo le tremende lezioni del ventesimo. Non sono assolutamente consapevoli che la democrazia contiene in sé il virus della “tirannide democratica”, che una nomenklatura può esercitare il potere in nome di una massa anonima e plaudente. 

La massa anonima dei social

Al costituirsi di questa massa anonima, la cui identità sulla rete è affidata a sigle fantasiose (Zimt76, MolisePC, barberis_gianlu_79, e così via) è dedicato nel racconto molto spazio. Così come al funzionamento dell’Alveare, e alla pratica della consultazione, e alla logica di questa montagna di chiacchiere così tipicamente italiana nel gusto di snaturare in retorica ogni dialogo.

È minuziosamente narrata anche la logica dell’utente-tipo del forum. Il frequentatore dell’Alveare è mosso dal sentito dire, dall’umore del momento, dal sospetto. Se anche s’impegna in una ricerca informativa, l’utente-tipo dell’Alveare è uno come MolisePC. La ricostruzione dei fatti non gli serve per farsi un’opinione, MolisePC usa i fatti per corroborare i suoi sospetti pregiudiziali. MolisePC cioè non possiede nemmeno l’accortezza di un lettore di libri gialli: mai cedere alla tentazione di scambiare un’ipotesi per quanto attraente con una certezza. 

… e differenze

Nell’immaginare il futuro il racconto però sbaglia su qualche particolare significativo. Se Rete dei Volonterosi e Movimento 5 Stelle hanno molto in comune, non tutto hanno in comune.

La sovrapposizione tra finzione del racconto e realtà italiana non è così nitida, anzi il divertimento del lettore cresce per la consapevolezza della distanza tra finzione e realtà.  Il racconto immagina che subito dopo il successo elettorale l’Alveare cambi proprietà: dal blog di Pino Calabrò al controllo del gruppo parlamentare. Non è quanto accadde nella realtà alla piattaforma “Rousseau”. Anzi!

Il racconto poi immagina un fatto ancor più lontano dalla realtà storica italiana, cioè che la RdV promuova una legge radicale di taglio degli stipendi, non solo dei politici (legge che comunque nell’attuale legislatura, ormai al termine, non è stata ancora promulgata), ma addirittura dei funzionari della Pubblica Amministrazione (ricorderete che circa due anni fa il presidente dell’INPS si aumentò lo stipendio, giusto per fare un esempio). 

Invece nella finzione la legge della RdV sugli alti dirigenti dello Stato intacca i cosiddetti “diritti acquisiti”, con lo scopo di ridurre il mostruoso debito pubblico italiano. Un obiettivo che in verità le forze politiche italiane sembrano del tutto ignorare. Invece i personaggi del racconto discutono animatamente del “taglione”, così lo chiamano, e naturalmente sono favorevoli. Filippo e Camilla sostengono la giustezza del provvedimento, e polemizzano con Leonardo, che lo approva, ma che evidenzia i problemi possibili. Ad esempio, argomenta Leonardo, chi ha acceso un mutuo, contando su un certo reddito che ora viene unilateralmente decurtato, subisce un impoverimento del tenore di vita della famiglia.

Autoritarismo

Nel calore della polemica, soprattutto da parte di Filippo e Camilla, emerge un modo di pensare che tende a considerare come universale il proprio stile di vita. Si rivela anche una pericolosa tendenza all’imposizione dell’uniformità, propria di certe figure autoritarie, religiose o laiche, che dominano la nostra storia di italiani. Uno scambio di battute tra Camilla e Filippo è molto significativo. «Ma se quello lì ha due figli, tre, come fa? Se sua moglie non lavora?». «Che lavori, povera stella», disse lei (p.91). 

Contro il provvedimento un gruppo di alti dirigenti presenta un ricorso, giuridicamente fondato. Ma l’anno prima è stato approvata un’altra legge che consente con un voto del Parlamento a maggioranza semplice di pre-pensionare i dirigenti della PA valutati come inefficienti. Dunque una legge che consente di mettere fuori chi non è d’accordo.

Non è l’unico provvedimento legislativo che delinea la propensione autoritaria della RdV. Quando Camilla subentra in Consiglio comunale ad Alfredo Sottocorno non è la prima dei non eletti. Infatti una legge approvata dal Senato pochi mesi prima stabilisce che la surroga non si faccia più col primo dei non eletti, ma su nomina del gruppo parlamentare o consiliare che sia. Nel caso di Camilla il gruppo consiliare apre una Consultazione dell’Alveare, e Camilla, che s’è conquistata visibilità e valutazioni molto positive, è eletta.

Accanto alle confuse pulsioni riformiste insomma ci sono leggi liberticide o potenzialmente tali.

I giovani italiani

La condanna italiana è che ai giovani personaggi del racconto queste leggi sembrano giuste. Hanno motivazioni diverse. Filippo, da politicante, non sposa davvero nessuna opinione, si tiene le mani libere e adotta la più utile per la propria carriera. Camilla vive molti patemi d’animo, ma entra comunque in una logica di protezione della propria posizione in politica. Leonardo, malgrado sia l’unico a manifestare un’adesione non completamente acritica, proprio per questo si sente in colpa. Alice è un’eterna adolescente anche da adulta. E il personaggio più giovane, Miranda, collaboratrice volontaria di Leonardo a “Casa 2.0”, si laurea, e se ne va dal nostro paese, comprensibilmente, in cerca di aria più respirabile.


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