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Persepolis. L’autobiografia in forma di graphic novel

Povero Oriente

Il Barbad project, un gruppo musicale iraniano, dedica una cantata collettiva – 70 artisti di 11 paesi – al proprio martoriato paese per rivendicarne la libertà. Sad Eastern, è il titolo.

Povero Oriente, quando sorge il sole,
il tuo profumo inonda la città 
piovosa, si schiarisce qui la notte, 
tra i tuoi capelli, e sorride il sole 
della agognata libertà nei tuoi occhi.

Povero Oriente, montagna di luce.
Non lasciare che il nostro sole muoia!
Sei puro come il giorno, 
orgoglioso come il mare…
Non lasciare che il buio ti sommerga!
(versione di italianacontemporanea.org)

Persepolis inizia con la sconfitta dello scià e la costituzione della repubblica islamica. E oggi quarantaquattro anni dopo, ancora una volta una donna subisce la violenza del sistema. Mahsa Amini è stata uccisa in una stazione di polizia, arrestata per aver indossato il velo in modo sbagliato.
Grande l’indignazione dell’opinione pubblica, che da settembre fino ad oggi si è mobilitata e sta pagando duramente la sua protesta con le morti indiscriminate provocate dalla polizia che spara sui cittadini inermi, col carcere, la tortura, le condanne a morte.

Persepolis, scritto (e disegnato) da Marjane Satrapi ventidue anni fa, narra come iniziò in Iran la repubblica islamica e perché sconfisse ogni altro progetto di società libera e democratica.

Il commento a Persepolis continua l’analisi del graphic novel che ItalianaContemporanea ha prodotto per DeltaScienceTutoring.com. Ogni puntata esamina differenti tipi di graphic novel: quelli di divulgazione scientifica (Erwyn e la pulce fotonica, Neurocomic), e quello vicino al reportage giornalistico No Sleep Till Shengal. Ora è la volta del graphic novel che sviluppa un racconto autobiografico.

*Nota: i numeri di pagina citati si riferiscono all’edizione di Persepolis riportata in “Fonti”.

Il racconto di sé nell’Iran degli ayatollah

Persepolis è un graphic novel, qualcosa di più di un fumetto, soprattutto per lo stile del disegno che è molto sofisticato nell’essenzialità del bianco e nero. Marjane Satrapi del resto è illustratrice di professione ed ha una formazione artistica. Occorre anche osservare che, a differenza del fumetto, il tema del racconto non è invenzione, non è fiction. È un racconto autobiografico dell’autrice Marjane Satrapi, iraniana o persiana: è la storia disegnata della sua vita da bambina e poi da ragazza e poi da giovane donna nel paese dominato dagli ayatollah, fino all’età di ventiquattro anni, quando la sua patria è costretta ad abbandonare per sempre, proprio per i rischi dell’incolumità personale determinati dall’oppressione del regime islamico.

Una giovane donna nel 2022 nell’Iran degli ayatollah ha perso la vita a causa del velo. L’incipit del romanzo del romanzo di Marjane Satrapi non lascia dubbi sul significato oppressivo del velo. Titolo: “Foulard”.

Il velo, anche se non copre totalmente il viso, tende a sfumare la singolarità delle bambine: non solo le rende quasi indistinguibili, ma cancella del tutto la protagonista. Sarà anche una foto di classe, ma questo è un disegno, e Marjane non c’è!

Il racconto di Persepolis si dipana in quattro parti, ciascuna di dieci capitoli, tranne la prima che ne conta nove. La prima e la seconda parte raccontano le vicende iraniane all’epoca della ribellione contro lo scià Reza Pahlavi e l’instaurazione della repubblica islamica. La terza parte è dedicata al primo soggiorno della protagonista in occidente, in Austria, e narra la fatica dell’integrazione in una realtà sociale e culturale diversa, e per di più eurocentrica. La quarta parte narra il ritorno in patria e la consapevolezza via via crescente dell’impossibilità di vivere in un regime oppressivo di ogni libertà individuale e dunque il definitivo esilio della protagonista dalla sua patria.

La prima parte del racconto è di gran lunga la più compiuta, quella che costruisce il senso di tutto il racconto successivo che ne è un ovvio sviluppo. È nella prima parte che emerge lo stretto rapporto tra la vita individuale di una persona e la “Grande Storia”, gli eventi cioè che portarono alla rivoluzione islamica e ai suoi sviluppi che durano tuttora in Iran.

Quando le ruote non girano più la bicicletta cade

«Quando le ruote non girano più la bicicletta cade» (p.12). È così che Persepolis definisce la rivoluzione islamica: la paragona ad una bicicletta che perde l’equilibrio perché si ferma. E la rivoluzione iraniana è dapprima una rivolta popolare contro lo scià, ma lì s’è fermata ed ha perso l’equilibrio.

Il racconto prende vita con le parole di una bambina. Il pregio del racconto è nello sguardo candido dell’infanzia testimone di fatti gravi e dolorosi.

Il foulard non è che il primo esempio. Le bambine da un anno all’altro vivono in un mondo diverso: frequentavano una scuola francese, laica, mista, e si trovano in una scuola solo femminile e col foulard in testa. Ma sono bambine e non ne capiscono il motivo. Col foulard giocano.

È una tavola molto bella perché il tema del candore infantile è reso in modo molto netto nel disegno: linee essenziali, contrasto bianco/nero, senza sfumature, opposizione tra pieno e vuoto, tutto ciò dà alla tavola il senso di una distanza, la distanza dello sguardo infantile.

È grazie a questa distanza che Marjane può raccontare in modo favoloso il passato della sua famiglia.

Questa vignetta ricorda le illustrazioni delle fiabe nella ricchezza del disegno suscitata dalla didascalia: «Mio nonno era un principe» (p.24). Il sole, il leone con la scimitarra, i minareti, la foresta, e, al centro di tutto l’elefante, riccamente bardato e cavalcato da un principe con la sua corona!

Il papà le racconta infatti la storia della famiglia di sua madre. Il bisnonno era il re deposto dal padre dello scià con un colpo di stato cinquant’anni prima. Dunque la dinastia Pahlavi non esiste. Solo cinquant’anni prima, nel 1925, il capostipite era un soldato che ambiva a rovesciare la monarchia per fare una repubblica, come Gandhi in India, come Ataturk in Turchia. Ma, dice il papà, era «un ufficialetto illetterato» (p.22) senza spessore, non come Gandhi che era avvocato o come Ataturk che era generale, sicché di lui si servirono gli inglesi che volevano il petrolio di cui l’Iran è ricchissimo. Gli inglesi ne assecondarono l’ambizione, lo indussero a pensarsi come imperatore di Persia, così da repubblicano si fece imperatore. Tuttavia aveva bisogno di gente preparata e nella sua corte nessuno lo era. Ecco perché fece del nonno di Marjane il suo primo ministro.

Erano gli anni vicini alla rivoluzione bolscevica in Russia e il nonno di Marjane divenne comunista. Per questo fu spesso imprigionato, e torturato, e la sua famiglia visse sempre nell’angoscia di vedere arrestato ora uno ora l’altro dei suoi membri. Il conflitto tra la famiglia di Marjane e lo scià continuò anche sotto il figlio dell’ «ufficialetto illetterato», succeduto al padre nel 1941, lo scià Reza Pahlavi contro cui combatte il popolo iraniano, riuscendo infine nel febbraio 1979 a mandarlo in esilio .

I momenti più terribili della lotta contro lo scià sono due: l’incendio del cinema Rex e il venerdì nero, entrambi narrati dalla voce di una bambina e dal disegno espressionista di Marjane Satrapi.

Il cinema rex

Uno dei momenti più terribili sotto lo scià fu l’incendio appiccato al cinema Rex di Abadan nell’agosto del 1978 dove morirono arse vive più di 400 persone. Marjane racconta ciò che ha sentito in casa dai suoi genitori: le porte bloccate, la responsabilità della polizia dello scià che impedì i soccorsi. Non importa qui discutere la realtà storica: il governo incolpò i fanatici religiosi, mentre la voce popolare attribuiva la colpa alla Savak, la polizia politica dello scià, e questa era anche l’opinione dei genitori di Marjane. Importa invece l’emozione di Marjane e come l’esprime nella tavola attraverso le immagini tragicamente deformate di gusto decisamente espressionista.

Il venerdì nero

Lo stesso stile si trova nelle tavole che rievocano il venerdì nero, cioè il venerdì 8 settembre 1978, nel momento più acuto dello scontro tra il regime dello scià e il popolo iraniano. Il giorno prima lo scià aveva instaurato la legge marziale, illudendosi di disperdere le manifestazioni di protesta. Moltissima gente però scese in piazza e la polizia sparò. Fu una strage. Proprio quel giorno partecipavano alla manifestazione contro lo scià anche Marjane e Mehri.

Anche qui la vicenda drammatica della “Grande Storia” s’intreccia coi casi di una bambina e di una ragazzetta poco più grande. È la storia d’amore tra la servetta di casa, Mehri, e un giovane del palazzo di fronte. Siccome Mehri non sa scrivere, è Marjane a farle da scrivano nella corrispondenza col giovanotto. La famiglia scopre presto l’ingenua corrispondenza, che, per quanto ingenua, obbliga il padre di Marjane a chiarire al giovanotto che Mehri si fa passare per sua figlia, ma non lo è.

La storia d’amore finisce subito qui, perché, dice il papà, «in questo paese si è obbligati a frequentare solo le persone del proprio rango». Grande la delusione di Marjane: la disuguaglianza è anche nella sua casa. Sicché quando si presenta l’occasione, Marjane convince Mehri ad accompagnarla ad una manifestazione di protesta contro lo scià, ma per Marjane è anche una protesta contro i suoi genitori. È venerdì 8 settembre 1978, il venerdì nero. Per fortuna a Marjane e a Mehri non succede niente, alla manifestazione; si beccano però un ceffone dalla madre di Marjane. «In realtà erano i nostri che ce le avevano date» (p.41) è il commento alla storica giornata di Marjane, indubbiamente non privo di humour .

Gli eroi

Lo sguardo favoloso della bambina è prezioso anche nel racconto della vittoria: la cacciata dello scià e l’apertura delle prigioni rimette in libertà coloro che coraggiosamente hanno protestato e hanno pagato un prezzo durissimo, imprigionati e torturati.

Lo sguardo infantile nulla toglie al coraggio eroico di queste persone, anzi lo esalta proprio attraverso il suo sense of humour.

Il racconto dello zio Anush, adorato da subito, appena liberato dal carcere, e tornato in famiglia, assume le forme di un’avventura fiabesca. I pensieri ammirati della bambina punteggiano il racconto dello zio. Anush lasciò giovanissimo la sua famiglia per raggiungere uno zio, Fereydun, presidente dell’Azerbaijan che dischiarò la propria indipendenza dall’Iran. Lo scià represse duramente ogni ipotesi di indipendenza e Fereydun fu poi catturato e giustiziato. Anush sfuggì all’arresto, rifugiandosi in Iran nella casa dei genitori, ma la polizia era sulle sue tracce, sicché decise di emigrare in Russia, raggiunta a nuoto attraverso il fiume Aras. A seguito delle sue complesse vicende, Anush rientrò in Iran e fu subito arrestato, e detenuto per nove anni, fino alla liberazione dopo la caduta dello scià.

Ebbene, questo straordinario racconto trova un divertente contrappunto nelle esclamazioni di Marjane bambina: «Che storia» (p.58), «Caspita il padre di Laly non c’è mica andato dai russi» (p.59), «nove anni! meglio del padre di Laly» (p.62). E nelle vanterie con i suoi compagni di gioco. «Nella mia famiglia ci sono un sacco di eroi. Intanto mio nonno è stato in prigione, e pure mio zio Anush! Nove anni! È stato addirittura in Russia. Il mio prozio Fereydun ha proclamato uno stato democratico e poi…». Mentre uno degli amichetti pensa: « è pazza!» (p.63).

Anche questa vignetta è molto bella: gioca sul contrasto forte di bianco e nero e contrappone la forma geometrica dell’ombra dei bambini con le volute stilizzate di alberi frondosi. Una premonizione della rigida realtà rispetto ai sogni di gloria? Chissà…

Perché la rivoluzione democratica fallì

Lo zio Anush porta in casa il gusto della discussione politica. Marjane è una bambina, ma è talmente affezionata allo zio che è sempre presente e ricorda perfettamente il contenuto di quelle discussioni. Il papà di Marjane non si capacita che una rivoluzione democratica voglia darsi nome di repubblica islamica. Lo zio Anush invece è convinto che la religione e il nazionalismo siano il cemento che può unire un popolo molto arretrato e analfabeta. Egli ritiene che i religiosi poi non avranno la capacità di governare e ritornerannno alle loro moschee, mentre la rivoluzione proletaria trionferà. Ma Marjane fa notare che un servizio in tv ha sostenuto che il 99,9% degli elettori ha votato per la repubblica islamica. Significa, osserva incollerito suo padre, che i religiosi stanno controllando tutto, e manipolano l’opinione pubblica.

Ben presto nell’ambiente della famiglia di Marjane in molti decidono di lasciare il paese finché possono, perché la polizia degli ayatollah non è meno criminale di quella dello scià. L’amico Mohsen appena scarcerato è stato ucciso, annegato nella vasca da bagno di casa sua. Lo zio Anush è presto arrestato e condannato a morte.

I religiosi non tornarono alle loro moschee.

Anzi, dimostrarono di non essere affatto sprovveduti, e d’essere molto pericolosi non solo per la brutale repressione in patria, ma anche per la politica guerrafondaia che imbastirono contro l’Iraq.

Lo zio Anush e tanti come lui s’erano sbagliati!

L’ultimo capitolo della prima parte di Persepolis s’intitola “Pecore”, perché mescolandosi alle greggi e ai pastori, una famiglia amica di Marjane e dei suoi fuggì dall’Iran ormai nelle mani degli ayatollah. L’ultimo capitolo narra infatti la sconfitta delle ipotesi di democrazia nel paese liberato dallo scià e la via dell’esilio che toccò a molti iraniani.

La seconda e la quarta parte di Persepolis sono sviluppi di questo tema: ecco i lutti e la devastazione che la guerra contro l’Iraq causò alla popolazione iraniana, specie alla più povera. L’Iran stesso divenne un luogo di pianto, dall’atmosfera lugubre: le bambine a scuola furono costrette a lunghe ore di manifestazione del lutto per i martiri, così gli ayatollah chiamavano i giovani caduti al fronte, ingannati dalla loro stessa propaganda e mandati cinicamente a morire.

In quest’ambiente sempre più povero a causa della guerra e sempre più dispotico per l’intolleranza religiosa che vi regna, vivere per Marjane, educata alla libertà, è pericoloso. Ha solo quattordici anni, ma i suoi genitori decidono perciò di mandarla in Europa, in Austria, affidata ad una famiglia amica, in modo che possa andare alla scuola d’arte che vorrebbe frequentare. In realtà la famiglia amica, si rivela meno amica di quanto sarebbe necessario: anche queste persone hanno tanti problemi, economici e di integrazione sociale. La vita di Marjane si fa difficile: è un’adolescente lontana dalla guida e dalla protezione dei suoi genitori e della nonna cui è molto legata. È questo il contenuto della terza parte di Persepolis.

L’Europa vista da un’iraniana

Lo spaesamento della giovanissima Marjane, e dei suoi connazionali che vivono in esilio lontano dalla loro lingua, dalle loro abitudini, dal loro paese sono le vicende tipiche dell’emigrazione. Lo stato d’animo prevalente è nell’identità che vive negativamente la contaminazione. «Occidentale in Iran e iraniana in occidente» (p.281), dice in una vignetta.

Ma in questa terza parte di Persepolis è interessante la mutazione dello sguardo di Marjane. È ormai un’adolescente, il suo sguardo ha perso il candore dell’infanzia, che vede tutto ma non si pone nessun problema di comprensione e giudizio. Marjane ora vede, e si accinge alla difficile opera di interpretazione di quel che vede, e all’ardua impresa di definire se stessa in relazione al mondo in cui vive. Le sue vicende si fanno complesse e anche molto dolorose, come sono spesso le storie di formazione.

Tuttavia il tema prezioso di questa terza parte di Persepolis non è nelle vicende personali di Marjane, nel suo difficile integrarsi, ma è in ciò che uno sguardo straniero vede di noi euroepei. Lo sguardo “da fuori” di Marjane sul mondo dei suoi coetanei europei con cui si confronta svela molto di noi stessi a noi europei. Ci fa riflettere su aspetti della nostra vita -e della nostra storia- di cui non sembriamo consapevoli.

Ricchezza, libertà e frivolezza

Anzitutto la ricchezza. Marjane giunge in Austria quando l’Iran è in guerra da quattro anni (settembre 1980) contro l’Iraq , e la guerra significa lutti e povertà: «Presto cominciarono a scarseggiare i prodotti ne supermercati» (p.92), manca (che paradosso!) la benzina. L’arrivo in Austria è come raggiungere il paradiso terrestre: supermercati traboccanti, non solo di cibo, ma di saponi, di detersivi, tutto ciò che manca subito in guerra alla vita quotidiana.

Ma i giovani compagni di scuola di Marjane non se ne accorgono proprio. Frequentano una bella scuola d’arte, ma come dice Julie, la prima amica di Marjane, sono «bambini viziati» (p.172). Si lamentano di andare in vacanza a Natale coi genitori chi a Nizza, chi alle isole Figi, a Chicago, … Gli amici di Julie a cui Marjane viene presentata sono un gruppetto alquanto sgarrupato: «una schizzata, un punk, due orfani e una terzomondista» (p.173). Discutono di politica, sono seguaci di Bakunin: «grazie alla sinistra -dice uno di loro- in Europa ci sono le ferie pagate. Non si è obbligati a lavorare sempre». «Se all’inizio del secolo avessero vinto gli anarchici, non si lavorerebbe proprio più! L’uomo non è fatto per lavorare» (p.179).

Marjane conosce di nome Bakunin, ma sentendosi ignorante, mentre gli altri vanno in vacanza, lamentandosi, legge, legge molto. Legge Bakunin, espulso dalla Prima Internazionale perché non ammetteva autorità, men che meno quella dello Stato. Studia la Comune di Parigi, combattuta e vinta dalla destra francese che non era meglio degli integralisti iraniani,Affronta Sartre, l’autore preferito dai suoi compagni e che lei trova irritante. Non trascura nemmeno Simone De Beauvoir e trova un po’ ridicola l’osservazione circa il modo di vedere il mondo in relazione alla pipì in piedi!

Di Bakunin che Marjane non capisce bene, ma ammira, ha occasione di riparlare con un altro amico, Enrique, che la invita per il fine settimana ad una festa anarchica. Lei subito immagina una riunione politica, un incontro di discussione accesa, radicale, e invece… nel cuore della foresta «vidi da lontano una banda di adulti rincorrersi urlando: -Tana! Non mi prenderai! Prendimi se puoi!- Che delusione… Il mio entusiasmo si tramutò presto in disgusto e profondo disprezzo» (p.216).

La ricchezza ci ha reso fatui, noi europei!

Lo sguardo di Marjane si sofferma anche sui rapporti genitori-figli che la mettono a disagio. Ha occasione di osservare la sua amica Julie e sua madre. A Marjane mancano la mamma e la nonna, rimaste in Iran. Conosce per esperienza di emigrata l’importanza di una guida sicura, della protezione benefica che la madre e la nonna le hanno dato e potrebbero ancora darle in questo ambiente straniero. L’amica Julie invece risponde male a sua madre, se ne infischia delle sue opinioni, non ascolta. Eppure la madre, Armelle, è una donna colta, ha un buon lavoro, l’unica, dice Marjane, che ha un’idea dell’Iran e della sua cultura, l’unica che sa cosa sia un samovar.

Quello che Marjane vede è la crisi del principio di autorità che caratterizza tante nostre famiglie. È un bene? è un male? Jacques Lacan, che Armelle ammira molto, avrebbe detto probabilmente che è un bene. Ma è un campo troppo vasto per essere trattato qui.

La crisi del principio di autorità è legata in Europa anche alla caduta dei tabù sessuali. Marjane racconta il suo disagio di fronte alle relazioni sessuali esibite da Julie. «Sono già cinque anni che scopo» (p.188) si vanta Julie, con diciotto giovanotti diversi, e presto ci sarà il diciannovesimo. La stupisce anche la disinvoltura con cui i suoi coinquilini si dichiarano omosessuali.

Insomma l’Europa è un altro mondo, ha abitudini di libertà individuali ormai radicate. Tuttavia i diritti individuali e la ricchezza, cioè il benessere generalizzato, garantito dal Welfare State, che nemmeno le Destre mettono più in discussione, sono condizioni di vita recenti, prodotte dalla mobilitazione politica. È questa che ha migliorato nettamente in tutto Europa le condizioni materiali delle classi popolari (i miglioramenti salariali, il potere d’acquisto, le cure sanitarie e l’istruzione gratuita). È la stessa mobilitazione politica che ha sostenuto le donne: si sono affermati i loro diritti come persone autonome, sono state cancellate leggi discriminatorie come quelle che impedivano l’accesso a determinate professioni, sono stati discussi e demoliti tanti tabù sessuali; per la prima volta nella storia, grazie alla scienza, le donne possono controllare le gravidanze,…

E tuttavia lo sguardo di Marjane ci restituisce un’Europa che non sembra consapevole di se stessa, del thesaurus che custodisce, della sua stessa storia. Un’Europa frivola immemore, e qualche volta malvagia con gli emigrati.

L’ultimo appuntamento con il graphic novel è fissato per sabato 28 gennaio 2023. Commenteremo MAUS, GRAPHIC NOVEL SU AUSCHWITZ, E DOPO. Non mancate!

FONTI

Satrapi Marjane, Persepolis, tr.it. di Gianluigi Gasparini, Agnés Nobecourt, Crisitina Spargna, Rizzoli Lizard, Milano, 2012, Edizione originale ùL’Association, Paris, 2000 ISBN 978-88-17-03477-7

Sabahi Farian, Storia dell’Iran. 1890-2008, Bruno Mondadori, Milano 2006, su GoogleLibri alcuni capitoli, sull’autrice: http://www.fariansabahi.com, ISBN 978-88-6159-569-9

Ebadi Shirin, Il mio Iran, Una vita di rivoluzione e speranza, Sperlng & Kupfer, Milano, 2007 ISBN 9788820040772

Enciclopedia Treccani, Iran, https://www.treccani.it/enciclopedia/iran

National Geographic, Storica, Il venerdì nero in Iran, https://www.storicang.it/foto-del-giorno/venerdi-nero-in-iran_15093

Galea Martina, Dietro il velo: uno sguardo all’Iran contemporaneo tra antropologia e fumetto. Tesi di laurea, Università di Trieste, Antropologia culturale, 2003/04

Credits: Illustrazione di Marian Satrapi

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