Carta e penna VS schermo

Rubrica del weekend studio ti studio – Episodio 3

Sebbene negli ultimi anni l’istruzione e l’informazione abbiano intrapreso con decisione una strada convintamente diretta alla digitalizzazione dei supporti, la scienza e le prove sperimentali sembrano voler mettere un freno a questa tendenza. La comodità di poter usufruire ovunque di molteplici libri di testo, la facilità con cui si possono utilizzare, modificare e – soprattutto, cavallo di battaglia delle case editrici – aggiornare, il tutto portandosi appresso un solo ed unico strumento digitale come un tablet o un e-reader, si scontrano con la chiara e dimostrata maggiore efficacia dell’inchiostro su carta quando si tratta di memorizzare informazioni e comprendere concetti nuovi.

Escludendo per un momento le fasce di età più giovani, potenzialmente meno attente alla qualità del proprio apprendimento e piuttosto attratte dal fascino dello strumento digitale, la maggior parte delle persone continua a dichiarare di preferire, tutto sommato, carta e penna. Ma perché? Davvero l’apprendimento trae vantaggio da un foglio di carta?

Ebbene, è quanto emerge da alcuni studi (riportati in bibliografia), principalmente articoli di review che hanno condensato un notevole numero di esperimenti precedentemente condotti qua e là per il mondo. Risultati in completa controtendenza se consideriamo, come già detto, la corsa alla digitalizzazione che stanno compiendo molte case editrici, affiancate dagli incoraggiamenti e dalle politiche apparentemente innovative dei ministeri preposti.

Eppure sembra proprio che la lettura sullo schermo digitale risulti meno impressiva. Alcuni esperti ipotizzano che la causa sia da ricercare nella luce artificiale dello schermo dei devices, o anche nel loro impercettibile ma potenzialmente dannoso sfarfallio. Altri indicano come punto di forza della carta stampata il possibile impiego della memoria spaziale, che renderebbe più facile l’apprendimento se siamo in grado di attribuire una precisa informazione ad un punto fisico del libro, così come è più facile richiamare alla memoria le pietanze mangiate in una determinata occasione quando si è ricordato perfettamente il locale in cui si sono consumate. Un’altra teoria ancora presuppone che la differenza sostanziale tra supporto digitale e cartaceo stia nella divergenza tra la semplicità del secondo, che permette di concentrarsi senza distrazioni, e le possibilità offerte dal secondo di lavorare in multi-tasking, per non parlare di notifiche e altre distrazioni che si accavallano una all’altra; in ogni caso, va detto che gli esperimenti analizzati hanno sempre previsto l’utilizzo di strumentazione digitale prettamente dedicata alla lettura, e pressoché privi di quegli strumenti che possono rappresentare tanto la forza del device digitale per la molteplicità di azioni che permette, quanto il punto debole per l’insorgenza delle suddette distrazioni.

Dal punto di vista dell’autopercezione, dagli studi è emersa una chiara tendenza dei “lettori digitali” a sopravvalutare la comprensione dei testi appena letti, mentre hanno dimostrato al contempo una più razionale e piuttosto esatta percezione da parte dei “lettori cartacei”. Una possibile spiegazione di questo fenomeno è data dalla tendenza, appurata, di chi sovrastima le proprie capacità a sforzarsi meno nei loro compiti, finendo in un circolo vizioso: il lettore digitale crede già dall’inizio – erroneamente – di capire bene quello che sta leggendo, quindi si rilassa e pone meno attenzione, facendo calare ulteriormente la quota di informazioni trattenute.

Un ultimo aspetto interessante riguarda il genere di lettura: la differenze di comprensione più sostanziali sono state osservate nel caso di libri cosiddetti nonfiction, quindi è il tipico caso dei libri scolastici o dei manuali, mentre il divario si appiattisce nel caso di libri di narrativa… quindi tranquilli, se siete degli assidui lettori, potete continuare ad usare il vostro Kindle!

In definitiva, è meglio leggere su carta? Gli esperimenti dicono di sì, ma è sempre affidarsi alle proprie preferenze: se studiare su un tablet ci rende più produttivi perché siamo dei gran pasticcioni e amiamo scrivere, cancellare e riscrivere appunti tutto intorno al testo, o se vogliamo realizzare mappe concettuali senza finire a scrivere minuscolo negli angoli per non uscire dal foglio, allora il digitale fa per noi; dobbiamo solo ricordare di non sovrastimare la comprensione di ciò che stiamo leggendo. Se invece ami carta e penna, sei già dalla parte della scienza. Buono studio!

FONTI

Barshay, J. (2019). Evidence increases for reading on paper instead of screens. The Hechinger Report. Consultato il 13 settembre 2021, URL: https://hechingerreport.org/evidence-increases-for-reading-on-paper-instead-of-screens/

Clinton, V. (2019). Reading from paper compared to screens: a systematic review and meta-analysis. Journal of Research in Reading. DOI: https://doi.org/10.1111/1467-9817.12269

Jabr, F. (2013). The reading brain in the digital age: the science of paper versus screens. Scientific American: Neuroscience. Consultato il 13 settembre 2021, URL: https://www.scientificamerican.com/article/reading-paper-screens/

Singer, L. M. & Alexander, P. A. (2017). Reading on paper and digitally: what the past decades of empirical research reveal. DOI: https://doi.org/10.3102%2F0034654317722961

Delgado, P., Vargas, C., Ackerman, R. & Salmeron, L. (2018). Educational Research Review, Vol. 25, pp. 23-38. DOI: https://doi.org/10.1016/j.edurev.2018.09.003Wallis, C. (2017). A textbook dilemma: digital or paper? The Hechinger Report. Consultato il 13 settembre 2021, URL: https://hechingerreport.org/textbook-dilemma-digital-paper/

Credits: Photo by Lauren Mancke on Unsplash

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