Musica sì o musica no?

Rubrica del weekend studio ti studio – Episodio 5

Apro il libro, leggo la prima riga, e arriva subito una notifica sul mio smartphone. Vabbè, rispondo e, per sicurezza, tolgo la suoneria. Dopo mezzo minuto di concentrazione, sento dalla finestra il clacson di qualche automobilista spazientito. Un momento dopo, mi scopro a fantasticare tra i ricordi di quella volta al mare quando ho fatto cadere il gelato ad un passante con un colpo improvviso di clacson mentre ero parcheggiato nei posteggi del supermercato. Ok, non ci siamo, ma dove sta andando la mia testa? Devo studiare, maledizione! Dopo qualche altro minuto di tentativi vani, arriva l’idea: prendo gli auricolari, apro Spotify, e faccio partire la prima playlist che vedo. Tu ascolti musica mentre studi? O ti è anche solo mai capitato di pensare di farlo? Conosci persone che senza musica non possono studiare? Bene, è arrivato il momento di capire effettivamente quanto possa essere utile ascoltare musica mentre di studia.

Chiedendo in giro, i pareri sono spesso molto discordanti: c’è chi con la musica nelle orecchie non si schioda più dal libro e può andare avanti per ore e ore e chi invece, alla terza strofa della canzone, è in piedi che salta e canta come se fosse su un palcoscenico. 

Dunque, i discriminanti sono numerosi, e gli scienziati hanno condotto parecchi studi degli ultimi due o tre decenni al fine di dare una risposta concreta alla domanda: “studiare con la musica fa bene?”

Partiamo dalla ricerca dell’Università di Stanford, che ha voluto osservare l’attività cerebrale di un gruppo di soggetti sottoposti all’ascolto di musica. In realtà, non è stato richiesto loro di svolgere alcuna attività durante la somministrazione della musica ma, al tempo stesso, sono stati preventivamente istruiti su come ascoltarla passivamente, quindi evitando di prestarvi eccessiva attenzione, come sarebbe stato necessario fare durante una sessione di studio. Ebbene, i risultati hanno mostrato che il cervello risponde alla musica dedicandovi una parte della sua attività, mentre era maggiormente propenso e disponibile all’attività dal momento in cui il sottofondo musicale cessava. 

Sull’onda delle ultime conclusione dello studio precedente, possiamo illustrarvi anche un altro test (Shih et al., 2009), in cui un gruppo di studenti del college è stato sottoposto ad un test di attenzione in tre circostanze diverse: in silenzio assoluto, ascoltando musica e dieci minuti dopo aver ascoltato musica. Ricollegandoci, come già detto, ai risultati dello studio precedente, i risultati migliori in assoluto sono stati raggiunti dal gruppo che ha ascoltato musica prima del test, mentre è stata osservata al contempo una consistente variabilità nei risultati dei soggetti che hanno ascoltato musica durante il test, dimostrando la concomitanza delle due attività può avere effetti molto diversi da persona a persona, anche in funzione di caratteristiche e predisposizione soggettive

A questo punto, sembra che la musica aiuti lo studio, a patto che tu sia in grado di gestirla come compagnia passiva delle tue ore sui libri. Ci sono però altri due aspetti a cui prestare molta attenzione.

Innanzitutto, bisogna saper scegliere il tipo di musica più adatto all’attività che stai svolgendo. Così come in palestra o mentre corri potresti preferire una playlist più ritmata e motivante, allo stesso modo mentre studi dovresti scegliere dei brani adatti. A questo riguardo, possiamo prendere in considerazione uno studio di Hallam et al. (2002), che ha sottoposto un gruppo di studenti all’apprendimento della matematica e alla memorizzazione verbale dapprima in silenzio, poi con musica rilassante e infine con musica ritmata. Il risultato più chiaro emerso dall’esperimento è stato il netto calo delle performance durante l’ascolto di musica ritmata. Al contrario, per i compiti di memorizzazione verbale si è osservato un miglioramento delle prestazioni con l’ascolto di musica rilassante rispetto al silenzio, mentre per i compiti di matematica l’efficacia (ovvero i risultati in termini di precisione) sono stati uguali, ma con l’ascolto di musica rilassante aumentata l’efficienza, permettendo agli studenti di completare il lavoro in un tempo più breve. 

In queste ultime conclusioni abbiamo potuto notare quindi anche la risposta differente del nostro cervello allo stimolo musicale in base alla tipologia di compiti che deve portare a termine: riassumendo, è consigliabile ascoltare musica rilassante mentre si svolgono attività di ragionamento verbale, mentre il ragionamento astratto – messo in atto quando dobbiamo ripetere o risolvere un problema – sembra a volte essere ostacolato dall’ascolto della musica, che sottrarrebbe parte del potenziale del nostro cervello (confermato anche, tra gli altri, dallo studio di De Groot, 2006). Un ulteriore consiglio pratico? Preferisci la musica strumentale. Se proprio non puoi fare a meno del cantato, meglio optare per qualche brano in lingue di cui non capisci una virgola… così non ti troverai a cantare e perdere tempo prestando troppa attenzione al testo.

Ma ti sarai sicuramente fatto un’altra domanda: perché musica rilassante

Esistono molti studi condotti alla fine degli anni Novanta e nei primissimi Duemila riguardo un fenomeno noto come “effetto Mozart”, che hanno evidenziato prestazioni cognitive superiori alla norma in persone sottoposte all’ascolto di brani di musica classica. Approfondiremo l’argomento a breve, non perdertelo!

FONTI

Cutolo, A. (2019). Meglio studiare con la musica o in silenzio? R101 Fuori Onda News. Consultato il 21 settembre 2021, URL: https://www.r101.it/news/fuori-onda-news/284860/meglio-studiare-con-la-musica-o-in-silenzio.html

Di Re, G. (2018). Musica per studiare: aiuta davvero a concentrarsi? EfficaceMente. Consultato il 21 settembre 2021, URL: https://www.efficacemente.com/studio/musica-per-studiare/

De Groot, A. M. B. (2006). Effect of stimulus characteristics and background music on foreign language vocabulary learning and forgetting. Language Learning, 4 agosto 2009: 56(3), 463-506. DOI: https://doi.org/10.1111/j.1467-9922.2006.00374.x

Hallam, S., Price, J. & Katsarou, G. (2002). The effects of background music on primary school pupils’ task performance. Educational Studies, 28(2). DOI: 10.1080/03055690220124551

Intini, E. (2012). Ascoltare Mozart rende davvero più intelligenti? Focus.it, Psicologia. Consultato il 21 settembre 2021, URL: https://www.focus.it/comportamento/psicologia/ascoltare-mozart-rende-davvero-piu-intelligenti

Jenkins, J. S. (2001). The Mozart effect. Journal of the Royal Society of Medicine. Aprile 2001: 94(4), 170-172. DOI: https://dx.doi.org/10.1177%2F014107680109400404

Musica per studiare: cosa dice la scienza? (2015). SviluppoPersonaleScientifico.com. Consultato il 21 settembre 2021, URL: https://www.sviluppopersonalescientifico.com/musica-per-studiare/

Shih, Y., Huang, R., & Chiang, H. (2009). Correlation Between Work Concentration Level and Background Music: A Pilot Study. Work, 1 gennaio 2009: 329-333. DOI: 10.3233/WOR-2009-0880
Vancetti, S. (2020). Studiare con la musica: come concentrarsi meglio con questo strumento. Star2impact.it. Consultato il 21 settembre 2021, URL: https://www.start2impact.it/blog/mindset/studiare-con-la-musica/

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