Studio: una questione di metodo… e di passione

Vocabolario di Latino.
Studio.
Anzi no… Studium, studii: (sostantivo neutro, II declinazione) applicazione, cura, diligenza, impegno, amore, passione, entusiasmo, zelo.
“Ma come? Forse devo cercare meglio. Ho sicuramente sbagliato qualcosa…” – E invece no!

Cavolo, ogni volta che ripenso a quest’esperienza, fatta decifrando le righe di una qualche versione, mi sorprendo: possibile che lo “studio” in latino significhi passione, amore, addirittura entusiasmo? Tutti termini che non hanno niente a che vedere con quella noiosa costrizione all’assimilazione di nozioni che ci riporta al periodo della scuola e dell’università. Di più, se approfondiamo ulteriormente l’etimologia delle parole che riguardano lo studio, scopriamo che il termine “scuola” deriva dal greco “scholè”, equivalente latino di “otium” (letteralmente agio, riposo), che rivela la sorprendente accezione di “tempo beato, lontano da ogni fatica e preoccupazione”. Provate, se avete il coraggio, a riferire questi significati ad uno studente universitario in sessione!

È proprio dal momento che ci siamo accorti che lo studio per noi è passione, è amore per la conoscenza, per l’imparare cose nuove e interesse di capire come queste funzionano, che ci siamo chiesti: “come mai troppo spesso lo studio, l’apprendimento e il conoscere nuove cose viene associato alla fatica, alla pesantezza di un compito che dobbiamo quasi sopportare?” Certo, non si può negare che per molte persone – come per noi – lo studio sia un’indiscussa fonte di interesse e, quindi, di piacere, ma, d’altra parte, non si può neanche fare a meno di notare quel velo di fatica e pesantezza che, spesso, ricopre i nostri percorsi di studi; pensiamoci, per noi è obiettivamente difficile immaginare lo studio come un momento di relax, lontano da qualsiasi pensiero e preoccupazione, appunto “l’otium” dell’antico romano…

Ed è qui che entra in gioco “DeltaScience Tutoring”, – sì, questo vuole essere anche un articolo nel quale presentarci un po’ – un’idea nata dal nostro radicale, naturale, oserei dire innato, desiderio di conoscenza e di metterci in gioco, oltre forse all’incapacità di stare per troppo tempo senza fare nulla. Si tratta di un canale, un servizio – osiamo già definirci così? – che nasce dal desiderio di spiccare al di fuori delle comuni metodologie di insegnamento, promuovendo un modo nuovo di approcciarsi allo studio e alla conoscenza, basato sulla libertà e sul piacere di conoscere. Sì, crediamo che l’unico elemento che possa fare veramente la differenza tra la fatica e la passione, sia l’interesse: esso può manifestarsi come sete di conoscenza, voglia di mettersi in gioco, coraggio nell’affrontare ambiti sconosciuti, amore nei confronti di una determinata materia, ma se dovesse essere rappresentato in una forma tangibile, sarebbe indubbiamente la fiammella che arde negli occhi di chi parla di una cosa che lo appassiona, semplicemente. Pensate ad una ragazza innamorata che parla del suo fidanzato, pensate ad un anziano che ricorda chi l’ha accompagnato per una vita intera e ora non c’è più: come brillano i loro occhi mentre narrano, spostando lo sguardo pochi passi più avanti senza mettere a fuoco ciò che osservano, sorridendo, con la voce che cambia continuamente tonalità sulle onde dell’emozione? Quella è la fiammella dell’interesse, della passione, e vi assicuriamo che se la potrete osservare negli occhi di un docente, vi innamorerete di tutto quello che vi spiegherà di lì in avanti. Questo è il segreto della vera conoscenza ed è quello che, nel nostro piccolo, vogliamo provare a trasmettere e condividere con voi. 

Ma torniamo di nuovo a noi, alla domanda dalla quale siamo partiti: “Come mai lo studio è fatica e non piacere? Forse abbiamo sbagliato qualcosa? È davvero obbligatorio studiare?”. Proveremo a dare alcune risposte, risposte nostre, che non pretendono di essere verità ma che, pensiamo, possano fornire un’interessante prospettiva di approccio al tema dell’istruzione. Naturalmente, come ogni cosa nata in ambito di scienza – della quale umilmente vogliamo farci portavoce – è aperta alla contro-argomentazione, all’evidenza contraria, ed è con voi che vogliamo intessere questo dialogo per progredire verso nuove e costruttive prospettive. Per dare risposta a queste domande vogliamo partire da un aneddoto apparso poco tempo fa su un articolo di un quotidiano. Il fatto racconta di un ragazzo che frequenta un istituto professionale, con una “mano di fata” per trattare le superfici delle auto malmesse, ma senza voglia di pratica burocratica, di far di conto e scrivere. Un giorno in aula è presente un carrozziere che, notata la scarsa attenzione a questi ultimi aspetti da parte del ragazzo, si siede di fronte a lui e, cavato dalle tasche un blocchetto di ricevute fiscali, gli dice: “Tu vuoi guadagnare dei soldi a fare il carrozziere, vero?”. “Eh, sì, altrimenti non sarei qui a imparare il mestiere che qualche volta già faccio”, risponde quest’ultimo titubante. Senza dar tempo a respirare, battendo il pugno sul tavolo, l’uomo si rivolge di nuovo a lui: “Se vuoi guadagnare, non basta fare l’artista sui cofani, devi fare lo scrittore: notare ogni cosa fatta, tempi e costi relativi, far bene i conti, perché il carrozziere non è un artista ma un lavoratore, un artigiano. Se non fai i conti e amministri l’azienda, se non leggi le carte della categoria, se non scrivi e tieni conto di tutto, cambia mestiere, ragazzo. Dipingi, fai l’artista, morirai di fame”. Perché, direte voi, un aneddoto così disilluso e crudamente realistico dopo le prime righe dell’articolo dove si parla del puro piacere di conoscere? Perché, in modo controintuitivo, anch’esso sempre di piacere parla… Volete sapere come finì la vicenda? A distanza di poco tempo si venne a sapere che il ragazzo cambiò atteggiamento sul prendere la penna in mano e imparare i principi della contabilità. Cos’è cambiato? Si è forse improvvisamente appassionato a lettere e numeri? No, non possiamo dirlo. Quello che invece possiamo affermare è che ha ritrovato interesse per questa materia, perché, aiutato dai modi diretti ma efficaci del carrozziere più esperto, ha saputo tendere un ponte tra gli insegnamenti che gli venivano forniti e il nucleo profondo che lo motivava ogni giorno a presentarsi in aula, il desiderio di diventare carrozziere, la sua passione. Ora, sempre di piacere si parla, poiché esso nasce non solo dalla soddisfazione di un desiderio (diventare carrozziere), ma anche dal dare risposta ai nostri bisogni o a quelli che ci si presentano (saper fare di conto, altrimenti difficilmente avrebbe mai realizzato il suo sogno). “Si, ho bisogno di imparare la contabilità se voglio diventare carrozziere” è, probabilmente, la valutazione del ragazzo che ha cambiato radicalmente il suo modo di affrontare lo studio. Si tratta del principio che, Alexander S. Neill, insegnante scozzese pioniere nell’ambito dell’educazione, un secolo fa già sosteneva: “non serve obbligare un bambino ad imparare la matematica o la lettura, perché quando ne avrà bisogno – o si appassionerà, aggiungiamo noi – verrà lui a chiederti di insegnargliela”. Ecco quindi la risposta alla domanda iniziale, lo studio e la conoscenza diventano faticosi quando perdono la connessione con quel nucleo che ci spinge ad impegnarci in essi, il desiderio o il bisogno di conoscere e capire. Se ci pensiamo bene, non c’è nessun obbligo d’istruzione o di approfondire chissà quali tematiche, ma solo necessità o curiosità che la vita ci offre, e se non perdiamo il collegamento con esse il nostro studio non potrà che essere appassionante. È questo il primo elemento che DeltaScience Turoring fa suo: lo studio come passione.

Un secondo aspetto che vogliamo fare nostro in quest’avventura che per noi è fornire informazione scientifica e supporto allo studio è sfatare l’idea che l’apprendimento sia un’operazione esclusivamente intellettuale e in parte preponderante un’accumulazione nozionistica. Pressoché chiunque, di fronte alla parola “istruzione”, pensa subito alla classica figura del docente che sforna nozioni a ripetizione dalla sua cattedra, o che riempie lavagne su lavagne di scritte, schemi e formule; dall’altra parte il pubblico di studenti arranca nel tentativo di trattenere quante più informazioni possibili captando con difficoltà (se non abbandonando disperatamente il tentativo di seguire) il filo logico del discorso, che da qualche parte dovrà stare. Questa è un’immagine comune, trasmessa da qualsiasi canale, e un’esperienza che tutti abbiamo fatto personalmente. Abbiamo forse dimenticato che ogni conoscenza ha origine dall’esperienza? Per questo motivo, pur dando ampio spazio a contenuti concettuali, abbiamo scelto di porre l’esperienza al centro dell’attenzione. L’istruzione scolastica e universitaria pecca di praticità; in tutto questo, DeltaScience Tutoring si distingue per il diverso approccio, improntato sulla pratica e sulla semplicità che troppo spesso manca o viene trascurata sui manuali scolastici. Che, al giorno d’oggi, lo studio e l’istruzione non possano più ridursi ad un accumulo di conoscenze è stato sancito anche dal “Decreto 22 agosto 2007” del Ministro della Pubblica Istruzione. Quest’ultimo sottolinea la dimensione educativa del percorso di istruzione, “che intende fornire ai giovani gli strumenti per l’acquisizione dei saperi e delle competenze indispensabili per il pieno sviluppo della persona in tutte le sue dimensioni e per l’esercizio effettivo dei diritti di cittadinanza”. L’obiettivo è quindi quello di acquisire le competenze chiave per diventare cittadino a tutti gli effetti, “per favorire il pieno sviluppo della persona nella costruzione del sé, di corrette e significative relazioni con gli altri e di una positiva interazione con la realtà naturale e sociale”, il che si distanzia sostanzialmente dall’accumulo di informazioni.

Infine, c’è un altro aspetto su cui vogliamo porre l’attenzione. Purtroppo, con l’avanzare del livello di studi diventa via via più difficile il rapporto diretto tra insegnante e studente. Nel mondo dell’università questo aspetto raggiunge l’apice, facendo perdere nella maggior parte dei casi qualsiasi contatto diretto con l’insegnante: fortunatamente a metà strada ci sono i tutor, ma anche questi rappresentano sempre un elemento in più di distanziamento tra la fonte del sapere e gli interessati in prima persona. E diciamocelo, il telefono senza fili non funziona mai alla perfezione. Non che il mondo del lavoro sia sempre particolarmente piacevole – di certo non potremo aspettarci che ogni mattina il nostro direttore di lavoro ci porti cappuccino e brioche appena arrivati in ufficio – ma il senso di abbandono che molti studenti provano una volta entrati nel mondo accademico non è certo il miglior modo per formare futuri professionisti. Indubbiamente, la necessità di doversi arrangiare, dover capire come funzionano i servizi dell’Ateneo e sfruttarli al meglio, la responsabilità di una vita autonoma provata dagli studenti fuori sede e così via, sono elementi che possono stimolare la crescita individuale, spingendo l’individuo sul limite delle proprie competenze “di vita comune”. Dal punto di vista dell’istruzione nuda e cruda, invece, riteniamo che vi sia la necessità di un maggiore supporto, di una guida più chiara. Senza una guida chiara, ma soprattutto una guida amichevole a cui dare la propria fiducia, quello che all’ingresso nel mondo dell’università è un futuro professionista da formare, si ritroverà spesso a dover scegliere da solo le strade che lo porteranno in tempi più o meno lunghi e con risultati e competenze più o meno soddisfacenti verso il suo futuro lavorativo. 

Quante volte, parlando dell’università, si sente la frase: “è impossibile dare tutti gli esami in tempo”? Partendo semplicemente dal fatto che chi ce la fa smentisce immediatamente la parola “impossibile”, che quindi non dovrebbe minimamente essere usata, la frase diventa: “è difficile dare tutti gli esami in tempo”. Già meglio, su questo si può discutere: entrano in gioco un sacco di aspetti, dalla scelta del percorso di formazione più adatto alle caratteristiche del soggetto alle aspettative di impiego nel mondo del lavoro, dal metodo di studio alla capacità di apprendimento individuali, dallo stimolo derivante dalla giusta compagnia di amici al supporto più o meno efficace dei servizi di supporto dell’Ateneo e così via. 

L’impegno di DeltaScience Tutoring è quello di affiancare gli studenti nel loro iter d’istruzione e, tramite la presenza di tutor professionali, ma anche altrettanto vicini, essere di supporto e guida nella scelta del percorso di studi. 

Dopo aver messo non poca carne al fuoco e con la speranza 
di trovarvi entusiasti di poter intraprendere questo viaggio insieme,

Andrea e Nicola

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One thought on “Studio: una questione di metodo… e di passione

  1. Penso che la vostra proposta sia veramente interessante.. non vedo l’ora di scoprire di più!!

    Grazie anche per questa riflessione perché mi ha in parte stimolato nel non vedere (o provare a vedere) lo studio come un dovere ma anche come un piacere; e che se mettessimo più passione e interesse in ciò che facciamo e studiamo, anche lo studio in sé cambia e lo guarderemo in maniera diversa.

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