In equilibrio sull’acqua

Nella concezione comune, la globalizzazione viene accomunata semplicemente alla diffusione su scala mondiale di prodotti, abitudini, modelli e comportamenti: gli esempi più lampanti sono offerti dall’enorme diffusione della Coca-Cola, un brand il cui nome risulta essere la seconda parola più conosciuta al mondo dopo “OK”, oppure dalle migliaia di punti vendita della catena americana di fast food McDondald’s sparsi davvero in ogni angolo del mondo. A questo panorama, si ricollega spesso molto facilmente anche il concetto di consumismo, che permea ormai da decenni la società e spinge la popolazione all’acquisto di beni e servizi in quantità sempre maggiore e ben al di là dei bisogni essenziali. In quest’ottica, si tende a considerare la globalizzazione un fenomeno recente e nato soltanto nel secondo dopoguerra, con la ripresa economica e la crescita della produzione e del prodotto interno lordo mondiale, fattori che hanno portato, almeno nella media, ad un aumento del benessere della popolazione mondiale. Secondo la definizione dell’Enciclopedia Treccani, la globalizzazione è: 

Un insieme assai ampio di fenomeni, connessi con la crescita dell’integrazione economica, sociale e culturale tra le diverse aree del mondo.

Fenomeno statico o dinamico?
Se è vero che la globalizzazione è ben rappresentata dalla diffusione transnazionale e addirittura transcontinentale di fenomeni strettamente legati all’economia – con conseguenti risvolti anche nella sfera sociale e culturale – allora vale la pena di chiedersi chi siano stati gli artefici di tutto questo. La risposta, però, è tutt’altro che semplice. Se osserviamo quelli che erano i principali colossi economici sul finire del XX secolo (utile e immediato questo articolo de Il Sole 24 Ore, di cui riportiamo qui sotto le infografiche), noteremo una certa eterogeneità, senza nette predominanze settoriali: si alternavano nelle prime dieci posizioni realtà del mondo dell’energia, dei beni di consumo discrezionali, dell’industria, dei beni di largo consumo, della finanza, della tecnologia, della sanità, della telefonia e delle materie prime. Durante il primo decennio del nuovo millennio, l’ago della bilancia si è spostato tendenzialmente a favore dei colossi energetici, grazie soprattutto alla crescita dei prezzi dei combustibili fossili; nell’ultimo decennio la situazione è radicalmente cambiata, e il carretto è al giorno d’oggi trainato per larga parte da aziende del campo della tecnologia, come Apple e Microsoft, o da colossi dei beni di consumo discrezionali, come Amazon e Alibaba. Il cambiamento che abbiamo appena visto insieme è stato uno dei più imponenti e al tempo stesso veloci della storia dell’uomo, e le cause possono essere ricercate in molteplici fattori: primo fra tutti lo sviluppo di tecnologie di informazione e comunicazione sempre più veloci e performanti, ma anche l’efficientamento e la maggiore rapidità garantita negli scambi fisici di merci e beni tra un angolo e l’altro del pianeta, o altri innumerevoli aspetti sociali ed economici. Il messaggio di fondo che si può trarre da queste osservazioni però è un altro, e riguarda non tanto il ritmo via via più frenetico di questi processi, quanto piuttosto la natura fortemente mutevole e dinamica di tutti i fenomeni collegati alla globalizzazione, che abbiamo voluto per praticità ricondurre – in una semplificazione senza dubbio riduttiva – ad una classifica di colossi dell’economia. Procedendo a ritroso nella storia, è quindi possibile definire il momento esatto della nascita della globalizzazione? Si tratta veramente di un fenomeno “moderno”?

Il passaggio dalla terra al mare
Per sua natura, l’uomo è sempre andato alla ricerca di nuovi orizzonti. Questo lo ha portato, una volta esaurite le sue possibilità “terrestri”, a muoversi per altre vie, e innanzitutto via mare. Per molti motivi, che non abbiamo il tempo di stare a snocciolare in questa sede, la possibilità di muoversi per mare e, successivamente, la capacità di controllare efficacemente le acque e i traffici che vi si svolgevano, ha sempre garantito ai detentori di questo primato una supremazia economica quasi indiscussa, conseguenza della preesistente supremazia tecnica e, probabilmente, militare. 

Le tre pax
È nata in questo modo, secondo alcuni teorici, la prima forma di globalizzazione, quando i Romani giunsero a colonizzare per intero le coste del Mar Mediterraneo, controllando di fatto quello che era al tempo il più grande bacino di attività economiche del mondo conosciuto. Con la sua capacità di dominare piuttosto efficacemente i traffici marittimi e di imporre di conseguenza le proprie regole sugli scambi commerciali del tempo, Roma riuscì a stabilire il primo sistema di controllo (pressoché) totale dell’economia, realizzando la cosiddetta pax romana. Dopo il suo declino e secoli di avvicendamenti, nei primi anni dell’Ottocento, si instaurò la invece la pax britannica, un periodo di relativa pace fra le grandi potenze che durò all’incirca un secolo fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, e durante il quale l’Impero britannico rapprensentò l’unica grande potenza ad esercitare un controllo egemonico globale una volta spento l’impeto della Francia napoleonica. Per ultima, infine, è arrivata nel secondo dopoguerra la pax americana, sancita dal momento dell’implosione dell’Unione Sovietica, che ha lasciato campo libero all’egemonia degli USA. Questi, di fatto, controllano i traffici in tutti gli oceani e attraverso gli stretti di maggiore rilevanza strategica per gli scambi commerciali: viviamo quindi nell’epoca della globalizzazione di stampo americano, e non è un caso che la maggior parte dei colossi economici del mondo, senza dimenticare i due esempi citati all’inizio (Coca Cola e McDonald’s), abbiano bandiera a stelle e strisce.  

I presupposti della pax
Come abbiamo visto dunque, la globalizzazione è un fenomeno che può essere osservato in più epoche della storia dell’uomo e non solo ai giorni nostri. Essa si adatta al contesto storico a condizione che gli scambi economici su scala mondiale siano governati e controllati da un’unica superpotenza. Quest’ultima può, in ogni caso, finire per perdere la sua supremazia a favore di altre realtà emergenti, oppure abbandonare il mondo ad un complesso di scambi più disordinato, meno regolamentato, e spesso più chiuso e soggetto a dazi e limitazioni, come già avvenuto in seguito al tramonto delle pax del passato. 

L’ascesa della Cina
Al giorno d’oggi, la supremazia della superpotenza americana è fuori discussione, sebbene la Cina stia già da anni mettendo in campo risorse enormi con risultati incoraggianti per la realizzazione di un sistema opposto emergente, tramite la realizzazione di infrastrutture di estensione transcontinentale verso l’Europa – lungo un tragitto battezzato come cintura economica della via della seta – e stabilendo la propria presenza fissa in molteplici porti dell’Oceano Indiano. Questi, nei piani della Cina, verranno sfruttati come capisaldi per rotte marittime che non vadano direttamente a interferire con il pieno controllo americano degli oceani, estendendosi fino al Mediterraneo passando per il Canale di Suez e proseguendo oltre lo Stretto di Gibilterra, sulla cosiddetta Via della seta marittima del XXI secolo. Il fatto che tra i colossi dell’economia mondiale inizino ad avere un posto sempre più importante anche realtà cinesi, attestano la giusta direzione intrapresa dalla Repubblica popolare e testimoniano soprattutto i progressi messi a segno sul fronte della tecnologia, campo in cui gioca quasi alla pari con gli USA. 

Il futuro
La crescita poderosa del Pil negli ultimi anni ad un tasso impressionante per una realtà così estesa e difficile da gestire, ha portato la Cina ad essere la seconda potenza economica a livello mondiale. Dagli sviluppi futuri di questo trend dipenderà la sorte della pax americana, con molteplici scenari possibili: dall’implosione del sistema americano, che lascerebbe la Cina sola al comando degli scambi commerciali mondiali, ad un sistema bilaterale basato su un bilanciamento delle due superpotenze, fino ad un possibile fallimento delle politiche estremamente aggressive e dispendiose della Repubblica popolare e la sostanziale conservazione dello stato attuale. 

FONTI

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Crediti:
Infografiche a cura de Il Sole 24 Ore, elaborazione su dati S&P Market intelligence
Carte di Laura Canali, © Limes

Photo by Jonathan Marchal on Unsplash

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