Cara vecchia amica paura…

Tutti abbiamo paura: chi dei ragni, chi del buio, chi di volare, chi di parlare in pubblico… chi più ne ha più ne metta. Tuttavia, nella nostra società, mentre alcune paure sono comunemente accettate e accettabili – per esempio quella dei ragni – altre sembrano esserlo meno; solitamente sono quelle che coinvolgono lo spazio sociale o relazionale o quelle bizzarre, che si distaccano dalle fobie maggiormente diffuse. In alcuni casi, addirittura, è la paura stessa a finire sul banco degli imputati: etichettata come una debolezza in sé stessa, la società spesso sembra indicarci che bisogna evitare di avere alcune paure. Questa presa di posizione sociale sembra emergere in maniera sottile nei più svariati contesti, dal non avere paura detto già in età precoce ai bambini, al più comune non preoccuparti, al repertorio “da campo di battaglia” che spesso usiamo nei confronti della paura, dove questa è qualcosa da superare, da combattere, da affrontare, addirittura da vincere. Per la società in cui viviamo la paura è spesso qualcosa da osteggiare… la guerra è già iniziata o sembra essere dietro l’angolo. Facile quindi essere d’accordo con chi dice che oggi “ci vuole del coraggio anche per aver paura”.

Ma sganciamoci per un momento dai repertori social e avviciniamoci in modo sistematico a questa emozione per comprenderla e coglierne il senso. La paura è un’emozione primaria di difesa, che viene scatenata da una situazione di pericolo. Questa può essere reale, anticipata, evocata dal ricordo o, addirittura, prodotta dalla fantasia.
È un’emozione totalizzante che coinvolge tutto il corpo. Quando abbiamo paura avvertiamo un nodo alla gola, la sentiamo nella pancia e nel cuore e ci tremano gli arti. Viene sentita in prevalenza nel ventre, evento connesso all’apertura degli sfinteri e al “farsela addosso”, nel cuore – pensiamo all’aumento del battito cardiaco – e nelle braccia, nelle mani, nelle gambe, che sono percosse da brividi e tremiti, e nei muscoli che si irrigidiscono; questo segnala la predisposizione della persona posta davanti ad un pericolo a controllare l’ambiente, ad irrigidirsi, o viceversa, a scappare o a passare all’attacco. La paura può portare anche al blocco, talvolta anche allo svenimento, che in alcune situazioni può salvare la vita. Il sistema nervoso autonomo prepara, anche se in modo non specifico, l’organismo alla situazione d’emergenza attivando quello che viene tecnicamente chiamato “sistema di fight or flight” (attacco o fuga) – oggigiorno integrato con le altre due “F” di freeze (congelamento) e fright (immobilità tonica). 

La paura è l’emozione più strettamente collegata alla sopravvivenza. Essa protegge la vita, infatti, ci indica i pericoli e le minacce per la nostra esistenza e per la nostra integrità biologica. L’esempio banale e, per fortuna, lontano da noi è quello di trovarsi di fronte una tigre nel momento in cui svoltiamo l’angolo della strada. Subito, immediata, chiara e netta ci coglie la paura: la valutazione da fare in una frazione di secondo è se sia meglio darsela a gambe o restare fermi immobili sperando di passare inosservati – la fuga o il congelamento appunto. In una situazione come questa risulta facile fidarci della paura e di tutte le risposte che predispongono l’organismo ad affrontare il pericolo. Questo esempio estremo ci mostra chiaramente come la paura non è una nemica, tutt’altro, ci salva avvertendoci e preparandoci di fronte al pericolo. Questo è il senso della paura: proteggere la vita. Dopo quest’analisi anche la paura per antonomasia, quella della morte, risulta estremamente positiva: è lei che ci tiene in vita. 

“Questo è il senso della paura: proteggere la vita”

Tutto sembra molto chiaro di fronte a eventi estremi e decisamente concreti come nel caso della nostra tigre. È invece più complicata la situazione in cui le paure che dobbiamo affrontare sembrano impedirci di vivere e magari riguardano più da vicino la nostra quotidianità: pensiamo alla paura di essere accettati, di dire la propria opinione, di viaggiare o di chiuderci in un ascensore per salire al terzo piano. In questi casi la paura sembra tutt’altro che un’amica tanto che ce ne sbarazzeremmo volentieri. Il discorso che qui potremmo aprire sarebbe molto ampio ma, in questa sede, voglio presentarvi un aspetto fondamentale, partendo dal punto chiave di cui abbiamo precedentemente discusso: la paura è sempre positiva, anche in questi casi. 

Se il tentativo, per esempio, è quello di eliminare la paura di dire la propria opinione, così su due piedi, vi do una cattiva notizia: non avrete un grande successo. Quello che vi frega è il verbo “eliminare”. Non è togliendo ma ascoltando cos’ha da dirvi – e insegnarvi – quest’emozione che potrete imparare a gestire meglio la situazione. Come ogni emozione, anche la paura ci mette direttamente a contatto con la realtà; la paura che sentite durante il confronto probabilmente vi indica che in quella situazione, in un qualche momento o periodo passato, dire la propria opinione sarebbe stato sconveniente, addirittura, in qualche modo, pericoloso. Come avvicinare quindi questa situazione oggi? La strada non è semplice, ma c’è: alleandovi e ascoltando la vostra paura e mettendovi nell’atteggiamento dell’esploratore che si avventura in un luogo nuovo che ha sentito dire essere pericoloso. Come ogni buon esploratore, armato di paura, e quindi attento a ogni nuovo passo avanti, potrete oggi esplorare nuovamente questo territorio – che nel nostro esempio è il dire la propria opinione in un confronto. Facendo con circospezione qualche passo avanti, potrete infine scoprire che questo luogo non è poi così pericoloso e quindi la vostra paura non avrà più senso di sussistere. Ma solo grazie a essa abbiamo potuto nuovamente esplorare questo territorio che un tempo non era stato per noi accogliente. 

Dal momento che avete retto a questa lunga metafora dell’esplorazione, vi lascio con un’ultima domanda: cosa succede se non teniamo per noi la nostra paura ma la comunichiamo?
Le ricerche mostrano che quando la paura emerge sul volto di un altro la tendenza è quella a sapere, capire e spiegare logicamente cos’è stato a scatenare quest’emozione, a rassicurare, tranquillizzare, consolare e aiutare, persino a difendere. Di fronte alla paura possono emergere anche sentimenti opposti, di impotenza – non so che fare – o di gratificazione per aver ricevuto una richiesta – sono felice e cerco di aiutarlo. Al di là delle differenze individuali nelle reazioni, è possibile affermare chiaramente che la paura muove le persone a cui viene comunicata, le coinvolge, le spinge a intervenire e dare vicinanza attiva. Queste risposte mostrano che non c’è giudizio su chi ha paura, ma apprezzamento e disponibilità a comunicare e a stare vicino. La risposta di vicinanza realizza il senso dell’emozione a protezione della vita, infatti, fornendo sicurezza, rende già le cose meno paurose.

FONTI

Casriel, D. (1972). A scream away from happiness. New York: Grosset & Dunlap.

De Bortoli, G. (2014). Riflessioni sul laboratorio alla scuola media di Cona. Manoscritto inedito, ultima modifica maggio 2014.

Freud, S. (1925). Inibizione, sintomo e angoscia. Opere, Vol. X. Torino: Bollati Boringhieri.* 

Galimberti, U. (2018). Nuovo Dizionario di Psicologia. Milano: Feltrinelli.

Galimberti, U. (2020). Intervista del 11/11/2020 a La7. URL=https://www.la7.it/atlantide/video/lintervista-al-prof-umberto-galimberti-covid-non-e-un-nemico-come-in-guerra-genera-angoscia-e-non-11-11-2020-349767

Genuin, A. (2020). Bonding Psychotherapy: valutazione dell’efficacia dei gruppi residenziali.

Heiddeger, M. (1929). Che cos’è la metafisica?. Segnavia. Milano: Adelphi.*

Thompson Walker, K. (2012). Cosa imparare dalla paura. TED Talks. URL=https://www.ted.com/talks/karen_thompson_walker_what_fear_can_teach_us/transcript?language=it#t-143492

Credits: Photo by https://psicologo-psicoterapeuta-mira-spinea.com/2017/02/28/come-complicarsi-la-vita-con-le-paure/

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