La Metafora: strumento che cela e disvela

Tutti noi, in qualche momento della nostra vita, ci siamo imbattuti nelle metafore. Allo stesso modo, tutti le utilizziamo nei nostri discorsi quotidiani. Tuttavia, quando la parola “metafora” giunge al nostro orecchio, la sensazione è spesso quella di non aver ben chiaro di cosa si stia parlando; c’è sempre qualcosa che ci sfugge e che rende fumoso questo argomento. Quest’articolo proverà a chiarire alcune idee chiave sul tema della metafora e di approfondire perché essa riguarda sì il linguaggio, ma anche noi in prima persona.

La metafora è una figura retorica di senso che, al pari della similitudine, scaturisce da un processo linguistico con il quale, dopo aver mentalmente associato due realtà differenti che hanno una caratteristica analoga, parliamo dell’una come se fosse l’altra, o nei termini che sono propri dell’altra. Ad esempio, se dico ad una persona “sei un leone”, ovviamente, nessuno crederà che abbia dato dell’animale al mio interlocutore, bensì questa affermazione verrà letta come un complimento, come una lode alla forza o alla regalità del destinatario. Tramite l’espressione “sei un leone” ho fatto uso di una metafora che, come accennato, lega il primo al secondo termine, permettendomi di parlare della persona utilizzando le caratteristiche del leone. Il legame che si crea è fondato su un “ground” comune, un termine medio che accomuna entrambi gli elementi, e che opera il trasporto del significato dal primo al secondo termine della metafora – in questo caso la forza/la regalità diventa il terreno comune della nostra metafora. Quando utilizziamo una metafora, quello che avviene è che tutto un network di analogie vengono trasferite da un ambito all’altro. Ad esempio, nella famosa frase di Romeo: “Giulietta è il sole” (Shakespeare), tutta una serie di caratteristiche associate al sole – come la bellezza, lo splendore, l’essere una fonte di calore, il portare vita – vengono attribuite all’amata.
Infine, in questa panoramica iniziale è importante sottolineare il fatto che una metafora acquisisce senso solo all’interno di un universo simbolico condiviso, in altre parole, un contesto dove il “ground” della metafora, che rimane silente, è culturalmente condiviso dai partecipanti al discorso. Il mio interlocutore, per comprendere la mia disperazione per il “tempo che vola”, dovrà per forza conoscere qual è il termine comune che accomuna il tempo al volare.

Fatte queste precisazioni, proviamo a inoltrarci ancora un po’ in quest’argomento. Quando parliamo di metafore siamo abituati a pensare al linguaggio, alla poesia, e a ritenerle un semplice artificio linguistico per rendere una espressione più gradevole, più “poetica” appunto. Ma questa visione si limita a cogliere solo un lato della medaglia. Infatti, utilizzando le parole di Johnson e Lakoff (1980, pg.12-21): “la metafora è diffusa ovunque nel linguaggio quotidiano, e non solo nel linguaggio ma anche nel pensiero e nell’azione: il nostro comune sistema concettuale, in base al quale pensiamo e agiamo, è essenzialmente di natura metaforica”.

la metafora è diffusa ovunque nel linguaggio quotidiano, e non solo nel linguaggio ma anche nel pensiero e nell’azione: il nostro comune sistema concettuale, in base al quale pensiamo e agiamo, è essenzialmente di natura metaforica”.

Le metafore permeano il nostro vivere quotidiano e hanno due funzioni pragmatiche fondamentali a livello comunicativo e di pensiero. In primo luogo, esse ci permettono di esteriorizzare contenuti emozionali o ideativi per i quali il linguaggio denotativo (quello che definisce il significato oggettivo/basilare di una parola) non contempla i termini adeguati (Funzione conoscitiva), inoltre, ci consentono di esprimere la nostra interiorità, comunicando emozioni, idee e sfumature di significato altrimenti difficilmente riproducibili (Funzione di conciliazione interno-esterno). Infine, è possibile addirittura affermare che il nostro stesso modo di conoscere è metaforico. Infatti, la nostra è sempre una conoscenza di tipo relazionale: un oggetto non è mai conosciuto in sé, ma in rapporto ad altri oggetti che possono avere delle analogie o delle differenze con esso. Allo stesso modo, la metafora mette continuamente in comunicazione diverse aree della conoscenza, sottolineando le analogie di significato che le lega.
La funzione conoscitiva delle metafore assume due direzioni: da una parte, quella poetica, la metafora estende il “già noto” a più ampie sfumature di significato e, quindi, verso l’ignoto; viceversa, le metafore scientifiche, si sforzano di riportare l’ignoto al noto. Cosa avviene in quest’ultimo caso? Davanti a un fenomeno largamente sconosciuto, si tenta di dare una spiegazione ricorrendo all’analogia con oggetti e fenomeni conosciuti. Questo avviene, come afferma il semiologo Stefano Calabrese, soprattutto per quelle aree della conoscenza – e della scienza – che hanno a che fare con un oggetto di studio che non appartiene ai fenomeni fisici: “attraverso le metafore concettuali si realizzerebbe uno spostamento di concetti da una sorgente di tipo fisico a un obiettivo di tipo astratto: in altri termini, si tratterebbe di meccanismi cognitivi che consentono all’individuo di conoscere il nuovo attraverso il noto, l’astratto mediante il concreto, il generale attraverso il particolare”.
Discipline come la psicologia e la sociologia, per esempio, hanno a che fare con eventi che si costituiscono come realtà solo attraverso il discorso. Esse, infatti, si occupano di fenomeni astratti che sono accessibili solo attraverso un apparato linguistico metaforico.

“Discipline come la psicologia e la sociologia, per esempio, hanno a che fare con eventi che si costituiscono come realtà solo attraverso il discorso. Esse, infatti, si occupano di fenomeni astratti che sono accessibili solo attraverso un apparato linguistico metaforico.”

Tutto questo sembra difficile ma non lo è, basti pensare alla “vita”: concetto decisamente reale ma astratto, inafferrabile, se non attraverso delle metafore che ci permettano di cogliere alcune dimensioni della nostra esperienza della vita. Ad esempio, una metafora spesso usata dagli psicologi è quella della vita come una “serie di passaggi” o un “susseguirsi di stagioni”: sono tutte immagini di cambiamento (la più abusata è quella della trasformazioni dei bruchi in farfalle). La natura metaforica di queste conoscenze fa sì che esse non possano essere considerate e studiate senza rendere esplicite le metafore che sono state usate per costruirle. Ho usato la parola “costruire” perché è proprio quello che avviene: seguendo l’esempio, la vita non è “un percorso”, ma “il percorso” è solo una delle metafore che usiamo per parlare della vita. È importante esplicitare questo fatto per difenderci dal pericolo della reificazione che non ci fa più cogliere la natura discorsiva di una conoscenza, ma ce la fa trattare come un dato di fatto.
In questo la metafora rivela la sua ambiguità: di utile strumento di conoscenza, che evidenzia alcuni aspetti altrimenti inaccessibili di un fenomeno, e che ne nasconde altri tramite la sua capacità di reificarsi tramite l’uso continuato. Una metafora fuorviante, o che semplifica eccessivamente una realtà complessa, può risultare persino dannosa per la conoscenza e per la scienza. In questo scenario, anche una divulgazione semplicistica o che usa metafore poco accurate va a svolgere un cattivo servizio alla scienza stessa.

“In questo la metafora rivela la sua ambiguità: di utile strumento di conoscenza, che evidenzia alcuni aspetti altrimenti inaccessibili di un fenomeno, e che ne nasconde altri tramite la sua capacità di reificarsi tramite l’uso continuato.”

Ma torniamo a noi! Come può tutto questo tornare utile e riguardare tutti noi? D’altronde, questo vi avevo promesso a inizio articolo…
Le metafore ci riguardano perché noi, in prima persona, ne facciamo continuamente uso. Quindi – ora che siamo esperti sul tema – fermiamoci e proviamo a pensare, quali sono le metafore che quotidianamente utilizziamo? Sono metafore che colgono l’essenza delle cose, che ne colgono aspetti e peculiarità interessanti o metafore che restringono il nostro campo di esperienza e le nostre possibilità di pensare le cose? 

Volete un consiglio? Credo valga la pena perderci del tempo per rifletterci un po’ su!
Che poi, pensandoci, non si può perdere il tempo… si perde qualcosa, un oggetto, del denaro… come si fa a perdere del tempo? No, credo che il tempo non si possa proprio perdere in realtà…
E’ solamente un’altra, stupida METAFORA.

FONTI:

Faccio, E., Salvini, A. (2006). Le “metaforizzazioni” nelle pratiche discorsive della psicologia clinica.

Le metafore della vita quotidiana. URL=http://www.literary.it/autori/dati/sartor_antonella/le_metafore_della_vita_quotidian.html

Metafore di vita: come e perché inventarsene una nuova. URL=https://nuovoeutile.it/vita/

Metafore che brillano, illuminano, accendono, svelano. URL=https://nuovoeutile.it/metodo-36-metafore-che-brillano-illuminano-accendono/

La metafora è uno strumento cognitivo che ci consente di categorizzare il pensiero. URL=https://www.pensierocritico.eu/metafore-e-pensiero.html

Lezione 6. Che cos’è la metafora? URL=https://www.youtube.com/watch?v=ay-cmeIoV3c

James Geary, metaphorically speaking. URL=https://www.youtube.com/watch?v=2cU56SWXHFw

Photo by Dmitry Ratushny on Unsplash

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