Non facciamo di tutta l’erba un fascio! (1/2)

Cannabis terapeutica: storia, benefici e impieghi

Un titolo audace, che gioca con le parole. Questo lunedì abbiamo deciso di salutarvi così, in modo leggermente provocatorio, proponendovi una riflessione su uno dei temi che non abbandonano mai del tutto la scena: la cannabis, più nel dettaglio, quella ad uso terapeutico. Cosa sappiamo realmente di questa sostanza e dei suoi effetti? La scienza ci sta lavorando, le aziende ci stanno investendo, il diritto la sta rivalutando, noi spesso abbiamo le idee confuse sulla questione. La ragione di questo gap conoscitivo risiede frequentemente nel pregiudizio verso questa pianta, spesso alimentato dai mass media, dalla politica e dalle posizioni proibizionistiche sul punto perlopiù in riferimento al suo utilizzo ricreativo. Ciò che è importante tenere a mente è però questo: non tutta la cannabis è uguale, così come variano i suoi possibili usi. Oggi e il prossimo lunedì vi racconteremo qualcosa di più sulla questione, cercando di tracciare un quadro il più chiaro possibile della situazione, nella consapevolezza che un paio di articoli possono essere riduttivi ma ben possono instillare nelle menti aperte e curiose i semi di una riflessione a lungo termine.

Background culturale, evidenze scientifiche e modalità terapeutiche

Le origini della cannabis sono più antiche di quanto si possa immaginare: essa risulta essere una delle prime piante coltivate al mondo, vi sono infatti testimonianze del suo utilizzo già nel VI secolo a.C. Solo nel corso del 1800 però, con la sua importazione in Europa dalle colonie d’Africa e d’Asia, alcuni medici europei iniziarono ad attribuirle proprietà mediche e a sperimentarne l’impiego per il trattamento di alcune patologie quali il tetano, alcuni disturbi psichici e sindromi convulsive. La cannabis medica conobbe quindi un periodo florido e di fervido interesse per il suo impiego, che vide però una battuta d’arresto nei primi decenni del 1900: l’invenzione dei farmaci – somministrabili rapidamente e in dosi precise – oscurò presto la fama della canapa, la quale non offriva le medesime garanzie in termini di precisione e poteva invece presentare variazioni nella qualità e nel contenuto dei principi attivi da pianta a pianta. Da qui il suo rapido declino, che culminò nel 1961, quando l’ONU la inserì nell’elenco delle sostanze dannose e prive di effetto terapeutico e il Presidente Nixon avviò una dura campagna di repressione alle droghe, additando la cannabis – da questo momento chiamata marijuana – come il «nemico numero uno» e la rovina della gioventù. L’utilizzo di questa pianta, sia in ambito medico che ricreativo, divenne presto un tabù che diede vita ad un’epoca di proibizionismo a livello mondiale, i cui effetti stanno timidamente venendo meno solo in epoca odierna.

Fortunatamente, le ricerche sulla cannabis non hanno mai visto una reale interruzione, vedendo un rinnovato e crescente interesse sul finire del secolo scorso. Infatti, sin dalla scoperta e dall’isolamento del THC, principio attivo della cannabis, avvenuti in Israele nel 1964 ad opera di Raphael Mechoulam e Yechiel Gaoni, le ricerche sulla pianta della canapa hanno sempre stuzzicato la curiosità degli scienziati. Allo stato dell’arte, risultano essere stati identificati più di 104 differenti cannabinoidi* all’interno della pianta della canapa, con THC e CBD ritenuti i più rilevanti ai fini terapeutici. A livello scientifico, studi clinici hanno portato risultanze conclusive o moderate circa l’efficacia medica della cannabis – o dei suoi estratti – nel trattamento dei disturbi relativi ad alcune patologie. Tra questi vi sono il dolore cronico, la nausea e il vomito indotti dalla chemioterapia, nonché la spasticità muscolare dovuta a sclerosi multipla e le crisi epilettiche. Al contrario, esistono prove più deboli circa gli effetti migliorativi di sintomi causati da altre malattie tra cui HIV, sindrome di Tourette, fibromialgia e disturbi post traumatici da stress. Recenti studi inoltre stanno vagliando l’efficacia della cannabis nel frenare il declino cognitivo e lo sviluppo di patologie come Alzheimer e Parkinson. Grazie al ridestato interesse scientifico e all’effettivo beneficio riscontrato dai pazienti in cura, alcuni Stati si sono lentamente ricreduti sull’efficacia della cannabis terapeutica, aprendo delle possibilità al relativo consumo: quando ne è permessa la commercializzazione a fini farmacologici, essa può presentarsi sotto forma di preparazioni a base di cannabis oppure come farmaco autorizzato a base di cannabinoidi. Nel primo caso i preparati sono reperibili come row cannabis – ad esempio fiori o resina – oppure sotto forma di estratti, quali olii, tinture o infusi. Nel caso in cui tali prodotti siano realizzati nelle apposite farmacie galeniche (ovvero le farmacie adibite alla preparazione di farmaci negli appositi laboratori), in accordo con una specifica prescrizione medica, prendono il nome di preparazioni magistrali. Nel secondo caso ci si riferisce invece a farmaci contenenti cannabinoidi di origine naturale o sintetica,  i quali devono aver ottenuto l’autorizzazione per il commercio da una apposita autorità. Al momento l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha autorizzato solo l’Epidiolex, somministrabile nel trattamento dell’epilessia.

(Continua…)

*Cannabinoidi: sostanze contenute nella pianta della cannabis le quali agiscono su specifici recettori del cervello e del corpo umano; costituiscono i principi attivi primari sia dei medicinali a base di cannabis che delle preparazioni magistrali della cannabis. I due cannabinoidi più studiati risultano essere il THC e il CBD. I cannabinoidi si trovano anche nel corpo umano (endocannabinoidi), ma quelli utilizzati a fini terapeutici hanno origine naturale e sono ricavati dalla pianta della cannabis (fitocannabinoidi) oppure sono sintetizzati in laboratorio (cannabinoidi sintetici).

FONTI:

Le fonti consultate per la realizzazione di questo articolo verranno elencate in coda all’ultimo articolo della serie “Non facciamo di tutta l’erba un fascio!”.

Credits: photo by Esteban Lopez on Unsplash

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